Operazione “Odissea” nel Vibonese: chiesta l’astensione di un giudice della Corte d’Appello

Il processo è approdato a Catanzaro. In primo grado gli 8 imputati sono stati assolti dall’accusa di usura ed estorsione ai danni dei coniugi Grasso

Il processo è approdato a Catanzaro. In primo grado gli 8 imputati sono stati assolti dall’accusa di usura ed estorsione ai danni dei coniugi Grasso

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Astensione per incompatibilità di un componente della Corte d’Appello di Catanzaro. Questa la richiesta sollevata dall’avvocato Sergio Rotundo nel processo nato dall’operazione denominata “Odissea” concluso in primo grado a Vibo Valentia il 25 settembre 2012 con otto assoluzioni “perché il fatto non sussiste”. Un’operazione portata a termine nel settembre del 2006 dalla Dda di Catanzaro e dalla Squadra Mobile di Vibo Valentia, ma i cui atti erano finiti alla Procura vibonese dopo che il gup distrettuale, Antonio Giglio, nel rinviare a giudizio nel maggio del 2007 sei imputati con le accuse di usura ed estorsione aggravate dall’art. 7 della legge antimafia (modalità mafiose) si era al contempo dichiarato incompetente in ordine alle posizioni di 22 imputati nei confronti dei quali non aveva ritenuto la sussistenza delle aggravanti del metodo mafioso nelle contestazioni dei reati loro ascritti. Da qui il trasferimento degli atti dalla Dda alla Procura di Vibo che, con gli allora sostituti procuratori Enrica Medori e Simona Cangiano, aveva provveduto ad inoltrare la richiesta di rinvio a giudizio. Alcuni imputati avevano poi optato per il rito ordinario, altri sei il 30 gennaio 2012 erano stati assolti al termine del rito abbreviato e due, infine, condannati.

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La richiesta di astensione odierna nei confronti del giudice, Maria Rosaria Di Girolamo, è stata sollevata in quanto la stessa è stata gup dell’operazione “Black money” contro il clan Mancuso dove era stata allegata e prodotta, e quindi valutata, anche la sentenza “Odissea”. Da qui la richiesta di astensione e processo rinviato al 3 maggio prossimo. Le 8 assoluzioni decretate in primo grado dal gup del Tribunale di Vibo Valentia, Gabriella Lupoli, al termine del processo celebrato con rito abbreviato (l’allora pm Santi Cutroneo aveva chiesto la condanna per tutti a 6 anni di reclusione a testa) sono state appellate dalla Procura e dopo cinque anni si è aperto stamane il processo d’appello.

Dinanzi alla Corte d’Appello di Catanzaro si trovano i seguenti imputati (tutti assolti in primo grado): Paolo Lo Bianco, 54 anni, di Vibo Valentia (avvocati Vincenzo Gennaro e Giancarlo Pittelli); Salvatore Sorrentino, 59 anni, di Vena Superiore (avvocati Giuseppe Di Renzo e Alfredo Gaito); Giuseppe Francesco Niglia, 69 anni, di Briatico (avvocati Francesco Muzzupappa e Antonio Porcelli); Filippo Gerardo Gentile, 62 anni, di Zambrone (avvocati Francesco Sabatino e Giuseppe Bagnato); Antonio Tripodi, 53 anni, di Porto Salvo (avvocato Anselmo Torchia); Giuseppe Sicari, 55 anni, di Paradisoni di Briatico (avvocati Sergio Rotundo e Francesco Gambardella); Nicolino Pantaleone Mazzeo, 47 anni, di Mesiano di Filandari (avvocati Francesco Stilo e Antonio Foti); Alessandro Ventre, 49 anni, di Vena Superiore (avvocato Antonio Crudo). 

Tutti gli imputati sono chiamati a rispondere, a vario titolo, dei reati di usura ed estorsione ai danni dell’imprenditore di Briatico Giuseppe Grasso e della moglie Francesca Franzè, in un arco temporale ricompreso fra il 1993 al 2005. I due coniugi sono divenuti in seguito testimoni di giustizia. 

Per le singole accuse LEGGI QUI: Operazione “Odissea” a Vibo: usura ai coniugi Grasso, dopo cinque anni fissato l’appello