Robin Hood, la Cassazione conferma: “Da Salerno nessuna estorsione a Calvetta”

Il reato ascrivibile all’ex assessore regionale resta quello di minaccia aggravata dalle modalità mafiose, così come stabilito in origine dal gip

Il reato ascrivibile all’ex assessore regionale resta quello di minaccia aggravata dalle modalità mafiose, così come stabilito in origine dal gip

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L'incontro tra Salerno e Calvetta
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La condotta dell’ex assessore regionale Nazzareno Salerno ai danni di Bruno Calvetta, dirigente della Regione Calabria, resta ascrivibile al reato di minaccia aggravata dalle modalità mafiose, così come stabilito in origine dal gip. 

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Lo ha sancito la Corte di Cassazione che, in accoglimento del ricorso dei difensori di Salerno (Vincenzo Gennaro e Domenico Naccari), ha annullato senza rinvio la decisione del Tribunale del Riesame di Catanzaro che aveva invece qualificato la vicenda nella più grave ipotesi di reato di estorsione aggravata dalle modalità mafiose in accoglimento dell’appello del pm.

La vicenda è riferita ad un episodio avvenuto al vivaio Santacroce quando l’ex esponente della giunta regionale avrebbe appunto rivolto delle minacce a Calvetta, suo concittadino in servizio nel dipartimento Lavoro della Regione. Episodio finito poi negli atti dell’inchiesta Robin Hood

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