Narcotraffico: operazione “All Ideas”, la droga a Catanzaro presa nel Vibonese

L’inchiesta della Dda svela i canali di rifornimento degli Amato da alcuni soggetti di San Calogero e Limbadi. Ecco le confessioni del pentito Santo Mirarchi

L’inchiesta della Dda svela i canali di rifornimento degli Amato da alcuni soggetti di San Calogero e Limbadi. Ecco le confessioni del pentito Santo Mirarchi

Informazione pubblicitaria
Informazione pubblicitaria

E’ stata individuata nel Vibonese la zona di rifornimento della sostanza stupefacente da parte del clan, di etnia rom, degli Amato di Catanzaro. In particolare a San Calogero e Limbadi. E’ quanto svelato dall’operazione “Al Ideas” scattata oggi ad opera dei carabinieri della Compagnia di Catanzaro con il coordinamento della Dda della città capoluogo di regione. E’ il catanzarese Santo Mirarchi, passato fra le fila dei collaboratori di giustizia ed a capo di un clan operante a Catanzaro Lido, a permettere agli inquirenti con le sue dichiarazioni di accendere un fascio di luce sull’alleanza fra catanzaresi e vibonesi svelando anche le tecniche di occultamento della cocaina per il trasporto sino a Catanzaro. Tecniche ideate dai vibonesi, esperti da tempo a muoversi sullo scacchiere internazionale del narcotraffico.

Informazione pubblicitaria

Le dichiarazioni di Mirarchi. “Posso riferire – racconta il pentito Mirarchi – che inizialmente, fin dal 2006, Amato Marcello si è rifornito di cocaina da me dopo che in precedenza lo stesso che trattava la cocaina insieme ad un altro soggetto rom detto ”a Bifaru” di nome Mimmo si era diviso da quest’ultimo che aveva a sua volta riservato a se stesso il canale di rifornimento originario. Amato Marcello veniva coadiuvato dai fratelli Damiano e Carmine Amato detto ”Carminuzzu”, nonché dal cugino Fabio Buccino. In particolare, è capitato che Amato Damiano e Buccino Fabio venissero da me a pagarmi direttamente la fornitura di cocaina che avevo dato ad Amato Marcello, mentre Amato Carmine svolgeva prevalentemente l’attività di vendita ai consumatori compresi quelli da noi detti “d’oro” perchè acquistavano significative quantità di stupefacente per il loro uso. Da me gli Amato acquistavano settimanalmente tra i 50 e 100 grammi di cocaina che io vendevo al prezzo di 50 euro al grammo.

“Dal 2008 – spiega ancora Santo Mirarchi – gli Amato, e in particolare Marcello Amato, hanno individuato un loro canale di approvvigionamento di sostanza stupefacente. In particolare, come ho appreso anche nel corso dei miei giri presso i diversi canali di approvvigionamento, gli stessi Amato si rifornivano di sostanza stupefacente del tipo cocaina a San Calogero da un soggetto che conosco con il nome di Nicola che è titolare di un frantoio e ha un fratello che abita in una casa posta alle spalle dell’abitazione di Nicola, nonchè in una concessionaria di autovetture che si trova nel paese posto a ridosso dell’uscita dell’autostrada Salerno – Reggio Calabria, nella zona del Vibonese, a Serre, e in particolare quella che precede l’uscita di Mileto dove è posta una vendita di mezzi meccanici (camion, gru ed escavatori). Posso dire, ad esempio, che qualche volta in cui mi recavo da Nicola di San Calogero lo stesso mi riferiva che era passato a rifornirsi di stupefacente anche Marcello Amato (in foto). Ricordo altresì che una volta con Marcello Amato ci siano incontrati a casa di Nicola. Ricordo che io mi ero rifornito di stupefacente da Antonio Grillo che lavorava insieme a Nicola ed ero passato da casa di Nicola dove ho trovato Marcello Amato che era andato a rifornirsi di stupefacente. Colloco tale fatto temporalmente nel 2009 prima del mio arresto. Tali rifornimenti da parte degli Amato presso i predetti canali si sono protratti fino ad ora”. 

Continua Mirarchi: “Posso dire che gli Amato una volta individuati i loro autonomi canali di approvvigionamento e quindi fin dal 2008 hanno iniziato a vendere all’ingrosso rifornendo gli spacciatori della comunità rom di Germaneto, Pistoia e Catanzaro Lido. Aggiungo altresi che, approfittando del mio arresto, gli stessi avevano occupato anche il mercato dei rom che era rifornito da me. Quando tuttavia sono uscito dal carcere io progressivamente ho ripreso il controllo del mio mercato”.

I quantitativi di cocaina venduti dai vibonesi.  “Gli Amato si rifornivano di importanti quantitativi di cocaina intorno ad un chilo per volta. Ricordo – prosegue il collaboratore di giustizia nel suo racconto – che in un’occasione Nicola, titolare di un frantoio a San Calogero, mi ha riferito di aver ceduto un chilo di cocaina ad Amato Marcello, tanto che nell’occasione ho voluto vedere la merce che aveva venduto ad Amato in quanto non la voleva della stessa qualità. Aggiungo inoltre che dal predetto Nicola si va per forniture non inferiori al mezzo chilo. 

La droga nascosta nei cerchioni dell’auto. Secondo Santo Mirarchi, “la droga veniva nascosta all’interno dei cerchioni di vecchie macchine con la tecnica di trasporto utilizzata in particolare dai fornitori di stupefacenti vibonesi fra cui il predetto Nicola. La stessa tecnica di trasporto veniva utilizzata pure da “un mio fornitore di Limbadi di nome Nino che aveva un’autocarrozzeria di fronte ad un gommista di Limbadi. Aggiungo che fra i miei fornitori vi era anche Nino Muscia”. Allo stato i soggetti vibonesi chiamati in causa non risultano indagati, ma i loro nominativi sono comunque contenuti nei verbali delle dichiarazioni del pentito Mirarchi per dimostrare l’alleanza con i vibonesi e per questo finite agli atti dell’operazione della Dda di Catanzaro. 

LEGGI ANCHE: 

Narcotraffico: processo “Stammer”, le indagini della Gdf e le rotte della cocaina

Narcotraffico: operazione “Stammer”, i Grillo di San Calogero restano in carcere

Narcotraffico internazionale: inchiesta “Pigna d’oro”, vibonesi condannati a Bologna

Narcotraffico: partnership e alleanze fra i clan vibonesi per l’importazione della cocaina

Narcotraffico internazionale: dieci condanne per il gruppo del vibonese Ventrici

Operazione “Stammer”: l’egemonia del vibonese Franco Ventrici nei traffici di cocaina