Omicidio Franzoni a Portosalvo, Cassazione annulla con rinvio arresto del vibonese Franco Barba

L’imprenditore 56enne di Vibo Valentia è ritenuto nell’operazione “Outset” il mandante del fatto di sangue. Ad accusarlo, anche il pentito Andrea Mantella

L’imprenditore 56enne di Vibo Valentia è ritenuto nell’operazione “Outset” il mandante del fatto di sangue. Ad accusarlo, anche il pentito Andrea Mantella

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La prima sezione penale della Cassazione, in accoglimento del ricorso proposto e discusso dall’avvocato Diego Brancia, difensore di Franco Barba, 56 anni, di Vibo Valentia, ha annullato con rinvio la decisione del Tdl di Catanzaro presa il 9 agosto 2017 che aveva confermato la custodia cautelare in carcere del gip distrettuale nell’ambito dell’operazione antimafia “Outset”. 

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Francesco Barba è accusato di essere stato il mandante dell’omicidio di Mario Franzoni, consumato in maniera efferata il 21 agosto 2002 a Portosalvo di Vibo Valentia, allorché la vittima – ormai residente a Mariano Comense da anni, fece ritorno nel Vibonese per trascorrere un periodo di vacanze estive nel luogo di origine. 

Mario Franzoni, a bordo della propria autovettura Fiat Panda, venne letteralmente crivellato di colpi da arma da fuoco e morì sul colpo. L’indagine, prima in capo alla Procura ordinaria di Vibo Valentia,  era stata archiviata nel 2010, con successiva iscrizione della notizia di reato nel 2016 da parte della Dda di Catanzaro, dopo le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia come Andrea Mantella ed i Giampà di Lamezia Terme (Pasquale e Domenico).

In particolare, il mandato di cattura di Franco Barba (già condannato in via definitiva per associazione mafiosa nell’operazione “Nuova Alba” contro il clan Lo Bianco di Vibo Valentia) era stato emesso, a distanza di anni, nel luglio 2017, soprattutto in seguito alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Andrea Mantella, che aveva ricevuto proprio il mandato dell’organizzazione ed esecuzione dell’omicidio dallo stesso Barba, il quale in cambio lo avrebbe ripagato con la costruzione di un fabbricato in località Cervo a Vibo Valentia (circostanza ampiamente riscontrata dagli investigatori). Andrea Mantella si era a sua volta rivolto ai lametini, con cui vi erano rapporti di scambio di favori.

Operazione “Outset”: ecco tutti i retroscena dell’omicidio Franzoni a Porto Salvo

Oltre alle dichiarazioni del Mantella, sia il gip che il Riesame di Catanzaro, avevano ritenuto ampiamente convergenti le dichiarazioni di altri quattro collaboratori di giustizia (Moscato Raffaele, Giampà Giuseppe, Giampà Pasquale e Giampà Domenico) assegnando un quadro di estrema gravità indiziaria al ricorrente.

Domenico Giampà era stato incaricato da Mantella Andrea e da Scrugli Francesco di eseguire materialmente l’omicidio (sempre su mandato di Francesco Barba). Il collaboratore lametino ha sempre confermato di essere stato l’esecutore materiale di tale efferato fatto di sangue, riscontrando così le dichiarazioni di Mantella. A conforto di ciò erano state acquisite alcune intercettazioni ambientali (captate a bordo dell’autovettura di Patania Francesco, anche lui imprenditore edile come Barba) che avrebbero indirettamente confermato il coinvolgimento di Francesco Barba nel mandato omicidiario, fondato su una vendetta personale per una pregressa aggressione dei propri figli ad opera di Franzoni.

L’omicidio viene contestato con la duplice aggravante della premeditazione e delle modalità mafiose. La Corte di Cassazione ha ora accolto le argomentazioni della difesa di Barba (avvocato Brancia) incentrate sull’illogicità dell’apparato motivazionale della decisione del Tribunale del Riesame di Catanzaro, a cui la Suprema Corte ha disposto la trasmissione degli atti per nuovo esame.

In foto dall’alto in basso: Franco Barba, Andrea Mantella e Giuseppe Giampà

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