‘Ndrangheta: Prefettura Vibo inoltra al Viminale le relazioni su tre Comuni

L’Ufficio territoriale di Governo invia al Ministero dell’Interno le proprie conclusioni su Briatico, San Gregorio d’Ippona e Limbadi in ordine ad eventuali infiltrazioni mafiose

L’Ufficio territoriale di Governo invia al Ministero dell’Interno le proprie conclusioni su Briatico, San Gregorio d’Ippona e Limbadi in ordine ad eventuali infiltrazioni mafiose

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Sarà il nuovo ministro dell’Interno a dover valutare le richieste arrivate dalla Prefettura di Vibo Valentia in ordine alla presenza di eventuali infiltrazioni mafiose in tre enti locali del Vibonese e, precisamente, nei Comuni di Briatico, San Gregorio d’Ippona e Limbadi. Le Commissioni d’accesso agli atti insediate nei tre enti – dopo una proroga alla loro attività concessa nei mesi scorsi dal prefetto Guido Longo – hanno infatti concluso il loro lavoro relazionando allo stesso prefetto su quanto trovato nei tre Comuni. Tre distinte relazioni che la Prefettura di Vibo Valentia ha ora inoltrato al Ministero dell’Interno per ogni valutazione. 

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Top secret il contenuto delle relazioni, ma da quanto si apprende, la Prefettura avrebbe concluso con la richiesta di scioglimento dei tre enti locali per infiltrazioni mafiose. La valutazione spetterà ora al Ministero dell’Interno il quale potrà archiviare il tutto non ritenendo sussistenti gli elementi raccolti per arrivare allo scioglimento dei tre Comuni per infiltrazioni mafiose oppure, viceversa, potrà inoltrare richiesta di scioglimento al Consiglio dei Ministri che dovrà prendere la decisione finale. 

Le tre Commissioni di accesso agli atti si erano insediate il 4 agosto scorso. Al vaglio delle tre distinte Commissioni, l’intera attività delle amministrazioni comunali e dell’apparato amministrativo. Nel novembre scorso, inoltre, a Limbadi e San Gregorio d’Ippona la Prefettura di Vibo aveva inviato alle Commissioni di accesso dei rinforzi al fine di supportare i membri delle Commissioni a vagliare la gran mole di atti e documenti da spulciare e studiare. 

Alla base delle nomine, una serie di segnalazioni da parte delle forze dell’ordine su collegamenti diretti e indiretti fra alcuni amministratori ed esponenti della criminalità organizzata locale.

A Briatico nel maggio 2014 era stata presentata una sola lista ed è stato eletto sindaco Andrea Niglia (che è anche l’attuale presidente della Provincia da settembre 2014), già primo cittadino dal 2005 al 2010.In precedenza gli organi elettivi del Comune di Briatico sono stati sciolti due volte per infiltrazioni mafiose: nel 2003 con l’amministrazione guidata dal sindaco Costantino Massara (attuale assessore comunale) e nel gennaio 2012 con l’amministrazione guidata dal sindaco Francesco Prestia.

Alla base della nomina al Comune di San Gregorio d’Ippona, una serie di segnalazioni da parte delle forze dell’ordine su collegamenti diretti e indiretti fra alcuni amministratori ed esponenti della criminalità organizzata locale riconducibile al clan Fiarè-Gasparro-Razionale. Il Comune di San Gregorio d’Ippona è già stato sciolto per infiltrazioni mafiose una prima volta nel 2007. 

A Limbadi, invece, il lavoro della Commissione di accesso agli atti si è concentrato ad accertare eventuali infiltrazioni mafiose ad opera del clan Mancuso. Già da tempo un rapporto dei carabinieri ha messo in evidenza i rapporti di frequentazione ed altro di alcuni candidati con ambienti “contro-indicati”, mentre un attuale assessore comunale è già emersa negli atti dell’inchiesta “Black money-Purgatorio” del Ros di Catanzaro per aver frequentato la casa del boss Pantaleone Mancuso (alias “Vetrinetta”, deceduto nel 2015) e per altri legami di vicinanza con la famiglia dello stesso boss.

Il precedente del 1983. Quello di Limbadi è stato il primo Comune d’Italia ad essere sciolto d’autorità dall’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini. Era il 1983 e fra gli eletti in Consiglio comunale figurava al secondo posto, fra coloro che avevano preso più voti, Francesco “Ciccio” Mancuso (cl. ’29), patriarca e fondatore dell’omonimo clan, un anno dopo finito nella storica operazione antimafia denominata “Francesco Mancuso + 199” nata dalle dichiarazioni di alcuni pentiti (il rosarnese Pino Scriva in testa). All’epoca non esisteva ancora una legge sugli scioglimenti per mafia degli enti locali, ma il presidente Sandro Pertini appena appresa la notizia dell’elezione di Ciccio Mancuso non permise neppure di insediarsi a quel Consiglio comunale appena eletto, sciolto d’autorità per motivi di ordine pubblico e per non far perdere quella credibilità e quel prestigio che un Comune deve sempre mantenere. 

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