Carattere

Nel marzo di 28 anni fa la sua auto finiva fuori strada vicino Triparni e per lui, appena 19enne, iniziava un altro capitolo della sua esistenza coronato dall’amore per la sua famiglia

L'auto sulla quale viaggiava Gianluca Rubino
Cronaca

Ci sono storie straordinarie, come quella di Gianluca Rubino, giornalista per scelta, padre per amore e poeta per passione. Per raccontare la sua vicenda dobbiamo tornare indietro di qualche anno. Al 1990. Era un ragazzo come tanti. Frequentava l’ultimo anno all’Istituto per geometri, sognava di diventare un architetto. Lo sport era la sua più grande passione. Era portiere dell’Astor Vibo, squadra di terza categoria. La sua vita è radicalmente cambiata il pomeriggio del 6 marzo 1990. Aveva 19 anni, dopo la scuola e una partita a calcetto con i suoi amici, aveva deciso di raggiungere Vibo Marina quando, all’altezza di Triparni, abbagliato dai fari di una macchina che procedeva nel senso opposto, perse il controllo dell’auto che andò a finire in una scarpata. Dalle lamiere della sua Fiat Regata di color verde scuro, è stato estratto in fin di vita

Quindici giorni di coma e poi il risveglio all’ospedale di Catanzaro. «Non riuscivo a credere al dottore quando mi disse che avevo avuto un incidente ed ero stato in coma». Di quel giorno Gianluca conserva gelosamente l’articolo di giornale e le foto dell’auto distrutta. A distanza di anni è riaffiorato qualche ricordo: «Ho implorato il nome di Dio. Gli ho chiesto di aiutarmi prima di perdere i sensi». La sua completa guarigione anche per i medici è stata un miracolo. Quell’evento ha cambiato per sempre il corso della sua esistenza

Ci rechiamo sul luogo dell’impatto. E guardando l’albero che ha trafitto l’auto Gianluca spiega coma la vita sia un bene prezioso, da custodire. «La vita è fatta di attimi. In un attimo puoi perderla, in un attimo puoi essere la persona più felice del mondo». Oggi Gianluca ha 47 anni. E’ un giornalista, scrive poesie ed è un nobile esempio d’amore. Lui e la sua Samanta hanno due splendidi bambini: Gabriele e Giulia, la più piccola. Una bambina con la sindrome di Down. «Una risorsa per la nostra famiglia che ci arricchisce ogni giorno di più». Gli chiedo se si sente un uomo fortunato: «Lo sono - ammette  -, la mia seconda vita mi ha regalato tutto l’amore e l’orgoglio che ogni uomo dovrebbe provare».