mercoledì,Maggio 12 2021

Assolto ex sindaco di Vibo Michele Montagnese: ingiusto supplizio giudiziario durato 15 anni

l crack Tesi spa, filone dell’inchiesta Why not di Luigi De Magistris. Niente prescrizione, ma assoluzione piena e definitiva dopo due condanne ed un annullamento con rinvio della Cassazione. Il «grazie» all’avvocato Ganino

Assolto ex sindaco di Vibo Michele Montagnese: ingiusto supplizio giudiziario durato 15 anni
La Corte d'appello di Catanzaro. Nel riquadro l'ex sindaco Montagnese

Un supplizio giudiziario lungo quindici anni. Un supplizio ingiusto, come nel nome del Popolo italiano ha sancito la Corte d’Appello di Catanzaro, che ha inevitabilmente segnato – tra gli altri – la storia politica ed umana di politico e professionistadalla vita irreprensibile, Michele Montagnese, che a Vibo Valentia è stato molte cose: sindaco, consigliere comunale, dirigente della Democrazia Cristina, presidente dell’Usl, dirigente del Consorzio industriale, presidente dei revisori della Camera di Commercio e dell’Aterp, presidente del Conservatorio Fausto Torrefranca. Niente prescrizione (invocata dalla Procura generale), ma assolto perché «il fatto non costituisce reato» e perché «il fatto non sussiste».
La vicenda processuale è quella relativa al crack della Tesi spa, ente in house della Regione Calabria dichiarato fallito con sentenza del Tribunale di Cosenza il 14 giugno del 2007. Sono gli anni di Luigi De Magistris alla Procura di Catanzaro e di un furore giudiziario a suon di avvisi di garanzia che porta perfino alla caduta di un Governo. Sono gli anni di Poseidone e soprattutto di Why not. Di Why not, nei fatti, l’indagine sul crack Tesi è un’appendice. Tesi opera nell’informatica e tra il 2001 ed il 2002 registra ingenti perdite. Chi è preposto al controllo, è l’assunto accusatorio, non lo esercita e così si arriva ad un buco di circa cinque milioni di euro e al default dichiarato nel 2007. Michele Montagnese, in veste di revisore, finisce nell’inchiesta assieme ad altri amministratori.
Per l’ex sindaco di Vibo Valentia inizia un incubo che si alimenta nel tempo. In primo grado, il 16 marzo del 2016, passati addirittura nove anni dal crack Tesi, il Tribunale di Cosenza lo condanna a ben quattro anni di reclusione. Montagnese ricorre in appello: il 22 marzo 2018, a undici anni dal default, la condanna viene ridotta a 2 anni e 4 mesi. Per chi sente di essere innocente, travolto da un’ingiusta accusa che lo fagocita anche in un tritacarne mediatico, il peso è quasi insopportabile. Ricorre, così in Cassazione. La suprema corte annulla con rinvio la sentenza di secondo grado e ponendo un recinto giurisprudenziale netto sulla vicenda Tesi impone un nuovo giudizio d’appello. Per la Procura generale, ormai, le due contestazioni di reato in capo all’ex sindaco di Vibo Valentia vanno semplicemente dichiarate prescritte. Montagnese, però – assistito dall’avvocato Bruno Ganino – invoca ed ottiene una sentenza che restituisca dignità alla sua storia professionale e politica. E la Corte d’appello di Catanzaro (presidente Fabrizio Cosentino, consiglieri Abigail Mellace e Domenico Commodaro) la emetterà: nessuna prescrizione, Montagnese va assolto perché il fatto non costituisce reato e perché il fatto non sussiste.
«Ho sempre confidato nella magistratura e mi sono sempre dichiarato estraneo alle contestazioni di reato perché a tali contestazioni ero estraneo davvero – dice oggi Michele Montagnese –. Ringrazio il mio avvocato, Bruno Ganino, che ha costantemente messo in risalto la mia innocenza, esprimendo tale certezza ai vari collegi giudicanti nei modi consoni che appartengono ad un giurista di assoluto livello qual è. A lui riconosco una grandissima professionalità e competenza – conclude l’ex sindaco di Vibo Valentia – e gli rivolgo il mio plauso, la mia riconoscenza per l’impegno profuso in tutti questi anni».

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