“Maggio dei libri”, Mimmo Gangemi al carcere di Vibo: «Così la scrittura mi ha cambiato la vita»

Davanti ad un’attenta platea di oltre 140 detenuti, l’affermato autore reggino ha parlato del suo incontro con la letteratura e dei suoi libri: «Mi ispiro alle storie dei nostri padri»

Davanti ad un’attenta platea di oltre 140 detenuti, l’affermato autore reggino ha parlato del suo incontro con la letteratura e dei suoi libri: «Mi ispiro alle storie dei nostri padri»

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Lo scrittore Mimmo Gangemi
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La narrazione avvincente di uno dei più grandi scrittori calabresi in attività. Il suo stile narrativo che mal si presta ad essere regimentato in un genere preciso: spaziando dal noir alla saga familiare, dal thriller al romanzo storico. Le sue radici culturali. I suoi riferimenti letterali. Argomenti affascinanti e suggestioni intense quelli regalati da Mimmo Gangemi all’attenta platea di più di 140 detenuti della Casa circondariale di Vibo Valentia che il pluripremiato autore ha incontrato, nella mattinata di ieri, in occasione dell’iniziativa promossa dal Sistema bibliotecario vibonese e sostenuta dalla direzione dell’istituto penitenziario nell’ambito de “Il maggio dei libri”.

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Un incontro al quale hanno preso parte il direttore del carcere Mario Antonio Galati, il direttore del Sbv Gilberto Floriani e il giornalista Stefano Mandarano, direttore de Il Vibonese, che ha introdotto gli interventi intervistando, quindi, Gangemi. Una conversazione che ha spaziato dalla disamina delle sue opere al loro retroterra storico-culturale, non tralasciando aspetti della vita dello scrittore (ingegnere di professione): dalla passione per la scrittura fino all’affermazione in ambito letterario che lo ha reso uno dei più importanti autori contemporanei della regione. Un’opera, quella di Gangemi, che ha da tempo travalicato i confini calabresi, ispirando anche serie televisive come nel caso della fiction “Il giudice meschino”, tratta dall’omonimo libro edito da Einaudi. «Ho iniziato a scrivere – ha detto – per alleggerire la pressione del mio lavoro, fatto di numeri e progetti, e dare libero sfogo alla mia creatività. La scrittura ha cambiato la mia vita, tanto che oggi – ha aggiunto scherzando -, qualche volta, devo riprendere in mano gli strumenti da ingegnere per evadere dalla scrittura».

Una testimonianza che ha catturato l’attenzione dei presenti, impreziosita dalla magistrale interpretazione di alcuni bravi tratti dai romanzi “La signora di Ellis Island” e “Un acre odore di aglio” da parte di Francesco Malorzo. Libri capaci, a parere di pubblico e critica, di cogliere l’essenza dei grandi fenomeni sociali in essi narrati, come quello dell’emigrazione verso la “Merica” e della vita dei paesi del Sud a cavallo tra Otto e Novecento. Uomini e comunità che attraversano i grandi fatti storici eppure restano irriducibilmente legati alle proprie radici. Vicende narrate con rara maestria e con uno stile coinvolgente che sono valsi all’autore espliciti accostamenti a nomi di primaria grandezza della letteratura mondiale. Nomi del calibro di Gabriel Garcia Marquez e Giovanni Verga. Quando nel corso dell’incontro gli viene ricordato, Gangemi quasi arrossisce «lusingato per tale paragone. Anche se ho letto Cent’anni di solitudine 6-7 volte e ho molto amato Verga durante gi studi», ricordando al contempo come la sua scrittura tragga ispirazione da storie autentiche: il diario del nonno paterno emigrato negli Usa e ritrovato in un vecchio baule; i racconti dei vecchi minatori del Reggino vissuti tra immani sacrifici in Belgio. Quindi, a chiudere il cerchio, la meticolosa ricerca storica e la cura dai dettagli: «deformazione della mia professione di ingegnere». 

Infine l’anticipazione sul libro in cantiere: un nuovo romanzo storico nel quale coesisteranno il jazz di New Orleans, suonato dagli emigrati siciliani, e gli anarchici italiani che sconquassavano New York a suon di bombe. Vicende umane, storie personali e familiari che, nella cifra letteraria di Gangemi, s’intrecciano con la Storia maiuscola, disegnando il destino di uomini e nazioni in un estro creativo che da Palmi (dove lo scrittore nativo di Santa Cristina d’Aspromonte oggi risiede) ha conquistato l’Italia e diversi altri Paesi europei dove le sue opere sono tradotte e apprezzate.