Serra San Bruno, boom di visitatori al Museo della Certosa

Sorto nel 1993 su impulso dei monaci che vivono in clausura, il sito museale richiama oltre 30mila presenze l’anno con turisti provenienti anche da Oltreoceano

Sorto nel 1993 su impulso dei monaci che vivono in clausura, il sito museale richiama oltre 30mila presenze l’anno con turisti provenienti anche da Oltreoceano

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La Certosa di Serra San Bruno
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Una finestra su un mondo fatto di meditazione, silenzi e preghiera. Il Museo della Certosa di Serra San Bruno, vuole porsi come ponte di collegamento tra la vita monastica e l’esterno. Ogni anno richiama pellegrini da ogni parte del mondo che giungono nella cittadina del Vibonese per immersi in uno scenario di pace. Il sito museale è stato costruito nel 1993 su impulso della comunità monastica. Un’apertura per offrire uno spazio di conoscenza e riflessione in uno dei posti più suggestivi del comprensorio. Da quel momento in poi la Certosa, visitabile fino a 25 anni fa solo dagli uomini, non consentì più l’accesso al pubblico.  

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Negli ultimi tre mesi, a stagione estiva non ancora avviata, hanno fatto tappa al Museo oltre 6mila visitatori. Molti gli stranieri attirati dalla storia centenaria del monastero: giungono a Serra turisti tedeschi, belgi, americani ed inglesi. Immancabili, le comitive scolastiche. Desiderosi di conoscere il modo di vita dei monaci, vengono guidati in un percorso ad hoc, fedele riproduzione di quanto avviene dentro le mura della Certosa. Da oltre 900 anni, a partire dal fondatore San Bruno, i componenti dell’Ordine hanno abitato questo luogo, lasciando traccia della loro presenza silenziosa nel luogo che li ha ospitati. Durante l’anno – il museo è sempre aperto – le porte del centro accolgono oltre 30 mila visitatori

Il Museo è costituito da 20 ambienti. Negli ultimi due anni, sono stati effettuati alcuni lavori per rendere ancora più accoglienti gli spazi. Nella prima porzione, pannelli descrittivi illustrano ai visitatori la storia del convento e come si svolgono le giornate dei religiosi. Particolarmente apprezzate le stanze dedicate ai laboratori dei monaci, le riproduzioni delle celle e il relativo giardino. Lo scorrere delle ore è un flusso di ringraziamenti e offerte a Dio del proprio lavoro e delle proprie preghiere. Apprezzata anche la ricostruzione della chiesa e alcuni “tesori religiosi”. Oltre al calco del busto argenteo di San Bruno, visitabile il tronetto processionale settecentesco (in dialetto “varia”) realizzato nel 1797 dall’artista napoletano Luca Baccaro. Tra le opere sacre custodite, anche la statua di Santo Stefano realizzata in pietra bianca. L’opera, ai tempi collocata dentro due nicchie laterali della facciata della chiesa conventuale cinquecentesca, risale ai primi decenni del XVII secolo. Tutto è intriso di spiritualità ed i boschi che circondano il monastero, fortificano il legame con le bellezze del Creato. Visitare il museo permette al mondo esterno ed a quello monastico d’incontrarsi in un modo che non snatura la scelta di vita ritirata di quest’ultimi e arricchisce l’esperienza umana dei visitatori.