domenica,Giugno 20 2021

Mileto e la fine ingloriosa del busto di re Umberto I di Savoia

La scultura, rimossa da Piazza Italia alla fine dell’ultima guerra mondiale, è stata poi utilizzata come pietrame per coprire le buche di via Zifò

Mileto e la fine ingloriosa del busto di re Umberto I di Savoia
La colonna che fungeva da piedistallo

Mileto e la fine ingloriosa del busto di re Umberto I di Savoia. Fra le antiche cartoline della cittadina normanna, ne esiste una che immortala l’attuale piazza Italia in epoca fascista. Nella stampa, al centro si nota il busto del figlio di Vittorio Emanuele II, succeduto al padre nel 1878 e ucciso a Monza il 29 luglio del 1900, per mano dell’anarchico Gaetano Bresci. In quegli anni la piazza era denominata “Largo Sant’Angelo”. La scultura fu rimossa alla fine della seconda guerra mondiale. Al suo posto fu successivamente realizzata una piscina con tanto di pesciolini rossi, qualche decennio fa sostituita con dei reperti marmorei di matrice classica provenienti dall’antico sito normanno. [Continua in basso]

Ma che fine ha fatto il busto di re Umberto I di Savoia? Riposto all’indomani degli eventi che seguirono la fine del regime fascista nel vecchio macello, ad un certo punto se ne persero completamente le tracce. Poi, qualche anno fa, dopo lunga ricerca a svelarne l’arcano alcuni testimoni oculari, che hanno spiegato che la scultura marmorea fu ad un certo punto utilizzata insieme a del pietrame e ad altro materiale di scarto per sopperire ai continui cedimenti dell’adiacente via in terra battuta “Zifò”, all’epoca strada di passaggio obbligata per i carri che trasportavano il materiale dalla vicina fabbrica di laterizi. Rimane da capire se ancora oggi si trova seppellita in quel tratto viario.

Sicura, invece, è la destinazione finale della colonnina che fungeva da piedistallo della scultura. Essa, ancora oggi, si trova nei pressi dell’entrata principale del cimitero comunale. Frontalmente, reca l’iscrizione “Sanzioni XVIII Novembre”, che ci riporta ancora una volta agli avvenimenti che si succedettero durante il periodo fascista, a quando l’Italia, una volta dichiarata guerra all’Etiopia, venne apertamente condannata dagli altri Stati. Le sanzioni economiche, comminate proprio in data18 novembre 1935, consistettero nel divieto da parte dei paesi membri della Società delle Nazioni di concedere all’Italia armi, munizioni, prestiti e merci che potessero essere utili all’industria bellica. Mussolini rispose a questi atti con clamorose manifestazioni anti sanzionistiche. Tra queste, la raccolta dell’oro, che spinse milioni di italiani a versare alla nazione gli anelli nuziali.

L’iscrizione sulla colonna

top