Gli antichi sapori di scena al Mediterranean food & art festival di Stefanaconi (VIDEO)

Dalla rassegna in corso nel piccolo centro lanciato un nuovo modello di sviluppo economico e di promozione del territorio. Oggi il workshop sul tema “The future of the food”

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Dalla rassegna in corso nel piccolo centro lanciato un nuovo modello di sviluppo economico e di promozione del territorio. Oggi il workshop sul tema “The future of the food”

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Progredire verso il passato, per riscoprire i sapori della tradizione, risultato di una produzione di qualità che nasce da un’idea innovativa di produzione. E’ l’innovazione che fa il suo ingresso in agricoltura, per facilitare i processi lavorativi e migliorare la produzione stessa. Questo, tra le altre cose, è quanto emerge dai lavori del primo workshop che ha aperto il “Mediterranean food and art festival”, in programma dai ieri (21 agosto) fino al 25 a Stefanaconi. Una tavola rotonda incentrata su uno dei prodotti principe della produzione stefanaconese, il pane, realizzato ancora oggi secondo un antico sapere, figlio della civiltà contadina ma in grado di sopravvivere alla modernità. “Dal grano alla tavola, sua maestà il pane”, dunque, apre un appuntamento unico nel suo genere. Un «appuntamento importante», come sottolinea il sindaco, Salvatore Solano, nel suo intervento, focalizzando l’attenzione sul fatto che il festival «non è fine a se stesso, intende creare qualcosa che vada oltre la territorialità. Con questo vogliamo essere protagonisti del cambiamento, dando vita ad un qualcosa che valorizzi i prodotti del territorio». Un festival che nasce da «un’idea folle», come sottolinea il direttore Paolo Imperitura, che non manca di ricordare come il festival sia nato «in un mese. Ci siamo dati ad una scommessa, mettere insieme il meglio della gastronomia del Mediterraneo. Un punto di partenza per creare qualcosa di innovativo. Partire cioè dalle eccellenze del territorio per creare nuove opportunità di sviluppo». 

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Imperitura parte in «piccolo per sognare in grande», ovvero far diventare il festival «un punto di riferimento per tutto il Mediterraneo». Un workshop, si è detto, che diventa scambio di esperienze. Ai microfoni di Paola Sucato, organizzatrice di eventi nel settore del food and beverage, si alternano Giuseppe Morelli e Andrea Cruciani e, ancora, in collegamento telefonico da Chicago, Renato Turano, il re del pane, che offre un contributo prezioso al dibattito, portando la sua esperienza di panificatore, iniziata in piccolo ed oggi diventata una realtà imprenditoriale di successo, con oltre quattrocento prodotti da forno. Turano sottolinea la necessità di «utilizzare sistemi di produzione di eccellenza, per soddisfare una clientela che diventa sempre più esigente e che riscopre un nuovo modello di alimentazione, più salutare». Turano ricorda di aver portato in America «il nostro antico sapere di produrre il pane. Questa è stata la nostra ricetta vincente», sottolineando infine come in Calabria ci sia tutto, «materie prime, tradizione e sapere artigianale per poter fare bene. Per fare questo – aggiunge – è necessario guardare al futuro strizzando l’occhio al passato».

Ingredienti giusti per creare anche in Calabria idee imprenditoriali di successo. Dal grano alla tavola dunque, è così calza a pennello l’intervento di Giuseppe Morelli, che racconta la storia di una tradizione mugnaia di famiglia, iniziata quando il molino «svolgeva sul territorio una funzione sociale», con gli agricoltori che «venivano per trasformare il grano in farina». Poi la storia evolve, il molino diventa una realtà imprenditoriale. Oggi Morelli produce «per amore». Non manca di sottolineare come «la filiera corta non sia una invenzione moderna, esisteva già ai tempi dei nostri padri. Oggi si è persa questa tradizione, ritrovarla è un dovere se vogliamo riscoprire una alimentazione che esalti il sapore e salvaguardi la salute. Oggi la mia attività è decisamente cambiata, utilizzo grani antichi per produrre farine e altri prodotti da forno (pane e pasta). In più stiamo cercando produttori decisi ad avviare un nuovo processo di coltivazione, quelle di un tempo, abbandonata per problemi di resa e per inseguire il profitto. E’ necessario spiegare che per fare un buon pane ci vogliono farine fresche e di qualità. Per fare questo bisogna avere rispetto per il terreno, che deve ritornare ad essere fonte di vita». Morelli rimarca anche la necessità per la quale la gente deve sapere ciò che mangia. «Serve un cambiamento culturale, per dimostrare che un nuovo sistema di produzione è possibile», anche in Calabria, anche a Stefanaconi. A testimoniarlo è uno come Giuseppe Morelli che oggi produce farine e prodotti da forno “per passione” e non solo “per profitto”

Nuovi sistemi di coltivazione, dunque, come spiega Andrea Cruciani, che porta ai presenti la sua realtà nata in Toscana, dove un gruppo di ricercatori e di agronomi si mette insieme per portare l’innovazione in agricoltura. La sua “Agricolus” nasce per consentire agli agricoltori di «fare le cose di una volta ma fatte bene», dimostrando come tecnologia e tradizione possono convivere. Sottolinea anche l’impossibilità di smettere di usare pesticidi rimarcando come il loro utilizzo può essere ridotto grazie alla tecnologia. Sistemi satellitari, sensori e altri accessori sono in grado «di monitorare lo stato di salute del terreno e della produzione, indirizzando l’agricoltore sui tempi e le modalità del raccolto. La tecnologia entra nei campi, diventa alleato strategico del contadino, gli suggerisce come e quando utilizzare i pesticidi. Un sistema che contribuisce a ridurre il loro utilizzo all’essenziale. Si riduce il costo di produzione e si migliora la qualità». E, ancora, «tracciabilità informatica, riscontro sui sistemi non solo aiutano l’agricoltore a migliorare la produzione ma offrono informazioni preziose per il consumatore finale». Sistemi innovativi, dunque, il cui utilizzo è agevolato anche dalla programmazione dei fondi comunitari. Il dibattito suscita l’interesse dei presenti, che intervengono offrendo un contributo di idee a chi si prefigge l’obiettivo di «valorizzare il territorio, riscoprendo un antico sapere», come è negli obiettivi del sindaco Salvatore Solano e della sua amministrazione, che in un anno è già riuscita a cambiare il volto del paese fino a farla diventare «la capitale gastronomica del Mediterraneo». 

Oggi (mercoledì 22 agosto) si riparte con il secondo appuntamento dei workshop, questa volta incentrato sul tema “The future of the food”, mentre domani (giovedì 23 agosto) il tema del confronto è incentrato su “Dal consumo all’acquisto consapevole” e sulle nuove strategie di turismo e marketing territoriale. A seguire l’esibizione degli artisti che di volta in volta animeranno le serate, insieme alle opere della collezione “La Calabria in miniatura” dell’artista Domenico Chiarella; le creazioni in ferro battuto di Domenico Mercadante e le opere della collezione “S-doganando” di Enzo Niutta. Nel villaggio gastronomico, inoltre, saperi e sapori della tradizione gastronomica mediterranea si mescoleranno per offrire degustazioni uniche nel loro genere con stand e food truck. Il festival è promosso dal Comune di Stefanaconi in partenariato con la Doc servizi (che gestirà la logistica e la parte artistica), lo stesso si avvale del patrocinio della Regione Calabria e della Camera di commercio di Vibo, ed è inserito all’interno del KeepOn festival experience.

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