Ninì Luciano ad un anno dalla scomparsa, a Vibo la presentazione del suo libro postumo

Iniziativa alla Camera di commercio dedicata all’opera “I Surianiti”, uno spaccato che fotografa l’intraprendenza della comunità di Soriano e di un mondo ricco di vitalità e di umanità

Iniziativa alla Camera di commercio dedicata all’opera “I Surianiti”, uno spaccato che fotografa l’intraprendenza della comunità di Soriano e di un mondo ricco di vitalità e di umanità

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Il compianto Gaetano Luciano
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Domani, lunedì 19 novembre, verrà presentato il libro postumo di Gaetano Luciano “I surianiti. L’incontro si svolgerà nella sede della Camera di commercio di Vibo (Sala Murmura) a partire dalle ore 17.30. A discutere sui contenuti del libro saranno il professor Vito Teti (Antropologo – Unical), lo scrittore Francesco Bevilacqua e Giuseppe Battaglia (geriatra). È previsto anche un intervento di don Filippo Ramondino nella qualità di direttore editoriale dei “Quaderni Adhoc”. Coordinerà i lavori Nicola Rombolà (vicepresidente di Italia Nostra, sezione di Vibo Valentia). A distanza di un anno dalla scomparsa, avvenuta il 20 novembre del 2017, vede la luce questo libro che rappresenta un testamento spirituale e che racconta le origini della sua famiglia. Viene fuori un’importante ricostruzione storico-antropologica e sociale che vede come protagonista il padre, Nino, attorno alla cui figura e attività si dipana il filo dei ricordi e i cui protagonisti diventano i “surianiti”. Ma chi sono i “surianiti”? «I surianiti sono sospesi tra il passato e il presente, i sorianesi sono quelli che amano il rischio, che si proiettano nel futuro; i surianiti sono quelli legati al “casciuni”, mentre i Sorianesi sono quelli legati alla valigia, liberi dalla nostalgia. “Casciuni” e valigia possono coesistere. Penso che questa sia l’unica strada per fare rivivere Soriano». Ma «i surianiti sono come il vento, non riescono a stare fermi, si muovono velocemente da una parte all’altra. Questa è l’arma vincente delle loro storie» conclude l’autore nel suo epilogo, intitolato emblematicamente “I surianiti dalla Calabria alla luna”. Luciano in queste espressioni fotografa l’intraprendenza che ha caratterizzato la comunità di Soriano e un mondo ricco di vitalità e di umanità. Ricostruisce uno spaccato che racconta la storia di Soriano a partire dagli anni Venti, fino a quando quella comunità che girava attorno alle tante attività artigianali, lentamente lascia il posto al mutazione sia antropologica che economica, come accade a Nino una mattina del mese di luglio del 1983. Luciano ha disegnato, mettendo insieme le tante tessere, un mosaico che ha come protagonisti uomini, prodotti e “professioni” che animavano le varie corporazioni. Dai famosi “mustacciolari”, ai “cinonari” e tante altre attività, come mulattieri e scarpari. È un proliferare di personaggi e di attività  raccontati con una freschezza di immagini e di ritratti che rievocano un mondo scomparso, rimasto scolpito nella sua memoria. Emerge una storia che affonda le radici nella civiltà bizantina con i monaci basiliani, sopraffatti dai Domenicani che, attraverso il monumentale Convento, impongono la loro egemonia sia culturale che economica, finché il terremoto del 1783 non rimette tutto in gioco. (L’articolo prosegue sotto la pubblicità)

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La scomparsa del professor Gaetano Luciano, per tutti “Ninì”, ha suscitato una grande risonanza di cordoglio in tutto il mondo intellettuale, politico e culturale del Vibonese, per il suo impegno sempre profuso con grande passione politica e responsabilità etica e civile, a partire dalla grande stagione del ‘68, che lo ha visto protagonista come leader della sinistra extraparlamentare in Calabria a cavallo degli anni ‘70 e successivamente eletto vicesegretario regionale del Partito socialista italiano. Esemplare il suo importante libro di testimonianza, “Le vie del vento o le rivoluzioni sognate. Cronache della Calabria 1978-1973”, pubblicato nel 2007, che racconta quel periodo entusiasmante, carico di aspirazioni e ambizioni, che ha infiammato le nuove generazioni di tutto il mondo, con i suoi tanti personaggi protagonisti che hanno operato nel Vibonese e in Calabria. Altro libro che ha raccontato un altro importante impegno sociale, è quello sulle sorti del cementificio di Vibo Marina, dal titolo “Raccontare il lavoro”, in cui l’impegno politico si è declinato nella grande questione meridionale e nel destino di uno dei comparti che hanno per anni contrassegnato la grande sete di lavoro, ma anche la crisi del settore e come il capitalismo rapace, dopo aver depredato il territorio, abbia lasciato solo macerie e scempi ambientali. L’ultima fatica letteraria è il pamphlet “La città degli accomodamenti” (2015), una denuncia del degrado culturale e politico di Vibo Valentia, osservata con gli occhi di un “historeo”, di un testimone oculare che si accorge dell’incuria dei beni civili, culturali e collettivi, e ne documenta la miopia della politica e della classe dirigente che non hanno saputo dare un futuro alla città, attenti solo agli “accomodamenti”. 

Tra i numerosi scritti che lascia, insieme a un’eredità importante di impegno intellettuale per la conoscenza e interpretazione storico-culturale del territorio regionale e provinciale, si ricordano “Viaggio nel ’68 in Calabria” (1990) e “Uomini in politica a Vibo Valentia” (1994). Tra i i numerosi impegni che hanno contrassegnato la sua storia, un posto importante l’ha riservato alla lotta per la salvaguardia dei beni ambientali e storico-culturali come presidente della Delegazione Vibonese di Italia Nostra, per sensibilizzare le coscienze e l’opinione pubblica sull’opera del fondatore di Italia Nostra, l’illustre filantropo e archeologo Umberto Zanotti Bianco. Carica che ha rivestito fino alla fine dei suoi giorni e che lo ha visto protagonista di denunce contro l’incuria dei beni culturali e ambientali ma anche promotore di numerose iniziative.   

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