Criminologia e giustizia, la lezione del giudice della Corte Suprema Bernstein a Vibo

Applaudito intervento dell’illustre togato americano davanti ad una platea di avvocati vibonesi e studenti dell’istituto diretto da Saverio Fortunato  

Applaudito intervento dell’illustre togato americano davanti ad una platea di avvocati vibonesi e studenti dell’istituto diretto da Saverio Fortunato  

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E’ stata una giornata di studio professionalmente ed umanamente intensa quella vissuta dagli studenti dell’Istituto italiano di Criminologia e dagli avvocati vibonesi, che hanno partecipato all’interessante Lectio magistralis del giudice della Corte Suprema dello Stato del Michigan, Richard Bernstein. L’autorevole togato è giunto in Italia appositamente per questa lezione, su invito del rettore Saverio Fortunato, all’Istituto italiano di Criminologia dove da due anni è attivo il primo corso di laurea professionalizzante in Italia, in Scienze della Mediazione linguistica indirizzo Criminologia e intelligence. «La straordinaria iniziativa accreditata dall’ordine degli avvocati della provincia di Vibo Valentia – si legge in una nota – non è sfuggita ai numerosi avvocati che hanno partecipato e, tra di loro, anche Giuseppe Altieri, nella sua duplice veste di presidente dell’Ordine e docente di Diritto all’Istituto di criminologia. Successivamente, a porgere il saluto della città, è stato il vicesindaco Raimondo Bellantoni, che ha dato il benvenuto e ringraziato l’illustre ospite per aver scelto questa città come unica sua tappa in Italia. Ovviamente, a fare gli onori di casa ed introdurre i lavori è stato il professore Saverio Fortunato, che ha fortemente voluto il giudice americano». «Quando gli ho proposto di venire a Vibo Valentia – ha detto – il giudice non aveva idea dove si trovasse e nemmeno come si scrivesse». Fortunato ha poi illustrato i tratti umanizzanti dell’attività del giudice, che «da studente universitario, per le difficoltà che incontrava nello studio in quanto non vedente, fece un patto con Dio, che se fosse riuscito a laurearsi sarebbe stato un giudice giusto, con a cuore i problemi dei deboli e dei portatori d’handicap». Dal canto suo Bernstein ha affermato: «Se a voi occorre un’ora per studiare un caso, a me ne occorrono cinque». L’intervento del giudice ha coinvolto la numerosa e qualificata platea che lo ha applaudito frequentemente con convinzione e partecipazione. L’orgoglio di essere stato eletto come giudice della Corte Suprema americana da undici milioni di abitanti del Michigan, è stato rafforzato dall’ampio vantaggio di voti che ha ottenuto rispetto gli avversari, molto più potenti di lui economicamente. Ha raccontato all’attenta platea i meccanismi dell’articolato sistema giudiziario del suo Paese, senza mai tralasciare le difficoltà che la cecità gli impone tutti i giorni. Il giudice ogni mercoledì affronta 26 udienze di altrettanti casi giudiziari. Giudizi non facili, che gestisce con fermezza e decisione, ma con l’ansia di chi è chiamato ad esprime l’ultimo grado di giudizio e che non vuole sbagliare. Perché, come ha affermato: «Tutti i buoni giudici nutrono un dubbio quando emettono un verdetto, devono sentire il peso della responsabilità di quello che fanno. Devono essere umili, perfettamente integrati e coinvolti nella comunità dove vivono. Chi si isola difficilmente può comprendere le problematiche del territorio. Poiché è un giudice che esprime l’ultima pronuncia su un caso, la sua responsabilità e il peso del dubbio sono enormi». Nel nome del dubbio il rettore ha inteso sigillare questa Lectio magistralis del giudice. Nel concludere i lavori, difatti, il giudice Bernstein e il rettore, hanno convenuto una collaborazione per la sua docenza nella materia Giustizia Sociale, che già il giudice insegna all’Università americana del Michigan. La sua prossima lezione, pertanto, secondo il calendario accademico già fissato, ha annunciato il rettore, sarà a maggio 2019. Il rettore ha così concluso: «Oggi è stato un incontro emozionante, un giudice davvero insolito e giusto, difficile da incontrare nei tribunali. Se Bertolt Brecht avesse conosciuto il giudice Bernstein, nella sua opera avrebbe detto di un giudice del Michigan, oltre che a quello di Berlino». 

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