Mileto, la sede staccata dell’Itc Galilei verso l’intitolazione a Giuseppe Occhiato

Lo storico e scrittore, scomparso nel 2010 e ritenuto tra i più importanti autori calabresi, potrebbe presto ricevere il giusto tributo dalla sua città natale  

Lo storico e scrittore, scomparso nel 2010 e ritenuto tra i più importanti autori calabresi, potrebbe presto ricevere il giusto tributo dalla sua città natale  

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L'Itc di Mileto
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Forse ci siamo. Finalmente Mileto sta per dare giusta memoria a uno dei suoi personaggi più illustri. A nove anni dalla sua morte, dovrebbe essere a breve intitolata al compianto professore Giuseppe Occhiato la sede staccata dell’Istituto tecnico commerciale “Galileo Galilei” di Vibo Valentia. Nei giorni scorsi, infatti, per volontà del preside Genesio Modesti e dell’intero collegio dei docenti, l’Itc vibonese ha dato il via alla procedura di intitolazione dell’edificio scolastico. La sezione miletese, del resto, si trova nel rione Calabrò, a pochi metri dall’abitazione in cui lo storico e narratore calabrese, unanimemente ritenuto tra i più innovativi e importanti autori dell’intera letteratura italiana contemporanea, ha vissuto con la moglie Amelia e i figli prima di trasferirsi per motivi di lavoro in Toscana. Senza, tuttavia, mai dimenticare la propria terra natia, in cui amava ritornare nel periodo estivo e quando ne aveva la possibilità. Storico illuminato, Occhiato con le sue ricerche ha permesso di squarciare il velo che per anni ha coperto un frammento importante di storia dell’architettura normanna nel meridione d’Italia. E i suoi studi, non a caso sono stati utilizzati in questi anni in quasi tutte le campagne di scavo intraprese in Calabria, e non solo. Alla narrativa approda nel 1989 con la cronaca-romanzo “Carasace. Il giorno che della carne umana si fece tonnina”. Da qui prende il via un lungo viaggio che trova il suo attracco in “Oga magoga: Canto di Rizieri, di Orì e del minatòtaro” (2000), “opera mondo” in tre volumi che, così come afferma nel 2013 Giovanni Russo sulle pagine del Corriere della Sera, “con un linguaggio che avvolge e seduce ha la capacità di farti sprofondare in un mondo dove cronaca, storia, mito, fiaba e leggenda si intrecciano, con una felicità di scrittura che non ti rende avvertito della mole dell’opera”. E che, grazie alla suggestiva commistione fra italiano, calabrese e altri dialetti meridionali, gli è valso, tra l’altro, il premio letterario nazionale per la narrativa “Corrado Alvaro”. Successivamente pubblica “Lo sdiregno” (2006) e “L’ultima erranza” (2008). Rimane ad oggi inedito, invece, il romanzo “L’Opra meravigliosa”, dedicato “all’eroica puparia ancora esistente” e completato dal 76enne Occhiato pochi mesi prima della sua morte, avvenuta il 28 gennaio del 2010. È di queste settimane, tra l’altro, la ristampa in cofanetto unico di “Oga magoga”. 

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