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Progetto della scuola di Filadelfia con il Tribunale dei minori di Catanzaro per accrescere la consapevolezza nelle virtù della giustizia da parte dei ragazzi

Alunni e docenti del progetto
Cultura

 

Incardinato su alcuni concetti come i diritti dei minori, la convivenza civile, la formazione del cittadino, si è svolto il progetto “Ciak. Un processo simulato per evitare un processo vero”, giunto alla quinta edizione, che per il terzo anno consecutivo ha visto protagonisti gli alunni dell’Istituto omnicomprensivo di Filadelfia. La dirigente Maria Viscone ha accolto l’originale proposta didattica ideata dal Tribunale per i minorenni di Catanzaro in collaborazione con il Miur e promossa dal Centro di solidarietà calabrese di Catanzaro. Il progetto si è sviluppato in quattro fasi: formazione docenti, formazione alunni, simulazione del processo e realizzazione di un prodotto multimediale.

Il 9 marzo scorso, 19 alunni di Filadelfia sono stati i protagonisti di un processo penale simulato nell’aula del tribunale di Catanzaro, dove hanno emozionato con la loro interpretazione convincente e consapevole. Accantonato temporaneamente il cyberbullismo, i giovani attori hanno affrontato il problema scottante e dilagante dell’uso e spaccio di sostanze stupefacenti perpetrato nei locali della palestra di una scuola. Il copione intitolato “Una palestra da sballo” evoca il locale di una qualsiasi scuola di un qualsiasi paese italiano dove purtroppo si verifica lo smercio di sostanze illecite a danno di giovani poco consapevoli. La scelta della differente tematica è stata adottata dalle docenti responsabili del progetto Patrizia Raffaele e Lucia Quattrocchi nella convinzione che «per poter fronteggiare questo enorme problema sociale lo si debba fare non solo con il proibizionismo ma anche, e forse soprattutto con il dialogo, con la conoscenza del fenomeno, con la crescita culturale ed emozionale dei giovani». Le stesse docenti, a commento del progetto, hanno parlato di «emozione» nell’accompagnare «giovani entusiasti e festosi per concludere un percorso altamente educativo e formativo»; i ragazzi hanno potuto così imparare che all’età di 14 anni si oltrepassa la soglia della “non imputabilità”  e che alcune azioni considerate da molti semplici “bravate” producono conseguenze perseguibili per legge.

Sottolineata inoltre l’importanza di «itinerari educativi scolastici alternativi come il Ciak, per migliorare il livello di confronto e di crescita culturale, nella convinzione che la prevenzione sia tanto più efficace quanto più precoce». Un sentito ringraziamento è andato infine a Francesca Masucci ed Elena Aiello che hanno curato con «entusiasmo, disponibilità, professionalità e competenza l’intero percorso».

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