Zungri, si riapre il caso del quadro della Madonna della Neve: e se l’opera fosse di Raffaello?

L’affascinante ipotesi è contenuta nel nuovo libro di Eugenio Sorrentino, scrittore e appassionato di storia locale, ed è tornata di attualità nel corso di un evento promosso dalla Pro loco

L’affascinante ipotesi è contenuta nel nuovo libro di Eugenio Sorrentino, scrittore e appassionato di storia locale, ed è tornata di attualità nel corso di un evento promosso dalla Pro loco

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La copia del quadro della Madonna della Neve in processione

Dalla penna di Eugenio Sorrentino, scrittore e appassionato di storia locale, arriva un nuovo libro destinato a far discutere. “La chiesa e il quadro della Madonna della Neve di Zungri” contiene abbastanza informazioni e indizi da riaprire la discussione sull’autore del quadro custodito nel santuario di Zungri e attribuirlo a uno dei più grandi pittori della storia dell’arte. Presentato durante un evento organizzato dalla Pro Loco Zungri, con il patrocinio del Comune, del Sistema bibliotecario vibonese e del Santuario mariano diocesano di Zungri, il libro di Sorrentino è in realtà un appassionante e fluido resoconto di fatti e dati storici, aneddoti e notizie inedite, quasi una monografia da ricercatore, dal quale emerge il legame profondo e antico fra comunità e chiesa, fondamento di un’identità culturale che ancora oggi è viva in paese. A proposito del quadro, intrecciando arte, storia, politica e religione, l’autore arriva a porre la domanda che fino ad ora nessuno aveva osato proferire per paura di essere smentito: “E se il quadro fosse di Raffaello Sanzio?”. 

Ma l’audacia di Sorrentino è supportata da fatti. Nel libro sono riportati una serie di documenti storici che avvalorano la tesi raffaellesca, alla luce soprattutto di quanto emerso dopo l’ultimo restauro dell’opera. Le radiografie hanno svelato un secondo disegno sotto i colori visibili, che pare abbia ancora più somiglianza con lo stile di Raffaello di quanto ne abbia il dipinto stesso, segno che il maestro avrebbe messo mano almeno al disegno preparatorio dell’opera. Inoltre, Sorrentino pone l’attenzione su un dettaglio emerso durante il restauro proprio al centro del dipinto, qualcosa fino ad ora largamente sottovalutato e male interpretato, un segno che Sorrentino nel libro paragona alle firme che l’Urbinate ha lasciato su altre sue opere, dimostrando una innegabile somiglianza. Gli esperti cercavano la firma dell’autore sui bordi della tela, e invece era proprio lì al centro, nascosta sotto gli occhi di tutti fra le pieghe del manto della Vergine Maria.