Dal letame può nascere un fior… l’arte di de Pajaro illumina Vibo Valentia

Una figura mitologica si erge su una montagna di conflitto umano senza fine. Intorno un paesaggio segnato dall’incuria e dallo spreco. Il celebre artista Francisco de Pajaro regala alla città la sua ultima opera, lanciando un segnale di speranza oltre la rassegnazione

Una figura mitologica si erge su una montagna di conflitto umano senza fine. Intorno un paesaggio segnato dall’incuria e dallo spreco. Il celebre artista Francisco de Pajaro regala alla città la sua ultima opera, lanciando un segnale di speranza oltre la rassegnazione

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L'artista spagnolo Francisco de Pajaro
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di Roberto Maria Naso Naccari Carlizzi

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In questo assolato inizio agosto a Vibo Valentia, tra il sole che picchia rovente ed i miasmi della spazzatura che tolgono il fiato, spicca sulle “rovine” cittadine e un paesaggio fatto di incuria e declino un grande murales su un palazzo di via Lacquari, al civico 30.

Su un cestello Francisco de Pajaro, classe 1970, artista spagnolo di fama mondiale tra i più quotati ed apprezzati, sta regalando alla città la testimonianza del suo passaggio e della sua sensibilità artistica, riutilizzando come base per il suo lavoro quanto ha trovato nelle varie cataste di rifiuti che umiliano ed appestano la nostra Vibo.

Il suo nome di battaglia è “Art is trash”, ovvero l’arte è spazzatura, di cui si serve riutilizzando quanto la società moderna ed opulenta rifiuta e getta via, ridandogli nuova vita. Quanto l’artista cerca di porre all’attenzione è quello di creare risvegli di coscienza facendo arte mediante l’uso di materiali abbandonati, “cadaveri dell’iper-consumerismo”. Un vecchio carrello della spesa, una bicicletta arrugginita, trovano posto nell’opera vibonese. La grande figura che si staglia riprende il mito di Aiace, figlio di Telamone, che per decisione divina non riuscì ad avere l’arco di Achille morto per mano di Paride.

In un delirio onirico dove l’uomo è preda degli iperstimoli di una società dei consumi armato di bastone e rullo, tenta di coprire e colorare le brutture del mondo. Un contrasto tra natura umana e divina, lo spirito e la materia, la fantasia contro l’omologazione.

Francisco de Pajaro, che si ispira rielaborando e superando in maniera originale e creativa le tematiche, i colori e gli stili di Gaudí, Picasso e Mirò, in giro per il mondo ha lasciato numerose opere che poi sono riuscite a dare impulso e riqualificazione al contesto urbano limitrofo. Sue opere danno colore e vita nelle strade, nei musei e nelle gallerie di Londra, Dubai, San Diego, Los Angeles, Detroit, Chicago, San Francisco, New York, Barcellona ed in tante altre città del mondo. La sua presenza viene disputata da tante manifestazioni e kermesse artistiche di fama internazionale tra le quali spicca Galway (Capitale della Cultura 2020) e la sua agenda è piena fino all’inverosimile di appuntamenti.

È qui non per una congiuntura del caso e del destino, ma per una precisa volontà e in coerenza con quanto va facendo in giro per il mondo assieme al manager dai natali vibonesi Simeone Scaramozzino, brillante ed eclettico imprenditore che crea progetti in giro per il mondo al fine di lanciare messaggi di sostenibilità mediante l’arte, creando esperienze culturali condivise, nelle comunità internazionali. «È il contributo alla terra dove sono nato» dice Scaramozzino, mente brillante e visionaria come quella dell’artista catalano, con il quale da anni dà vita ad una perfetta simbiosi d’intenti e progetti.

È questo, forse, anche l’ultimo tangibile lascito in ordine di tempo della Camera di Commercio di Vibo Valentia guidata da Michele Lico, tra i suggeritori e facilitatori di questa impresa, mettendo a disposizione non solo cestello e mezzi ma anche l’idea dell’invito. «Non sarà un’opera spot – dichiarano De Pajaro e Scaramozzino – ma l’inizio di un progetto più ampio di ritorno al bello, ritorno all’arte. Vogliamo distogliere i cittadini dalle brutture che sono sotto gli occhi di tutti, ridandogli slancio e stimolo affinché si rimettano in moto quelle energie positive attive ed efficaci che valorizzino le bellezze non sono ambientali ma anche umane del territorio».

Un progetto ambizioso che il sorriso, l’ottimismo e la positività di De Pajaro e Scaramozzino fanno sperare e vedere come cosa facile e possibile, e noi vogliamo crederci e ci crediamo. Ci godiamo adesso questo capolavoro, ritrovando la nostra città in un percorso artistico globale, opera d’arte che sia il punto di inizio e cambio di tendenza per quanti vivono e soprattutto per quanti amministrano il territorio, dimostrazione tangibile coi fatti come talvolta, con poco si riesca a dare tanto, senza clamori e ridondanti quanto vacue conferenze stampa, ma lavorando in silenzio con operosa visione ed intelligente generosa disponibilità a servizio dell’arte e del bello oltre che della collettività, perché l’arte è di tutti, oltre il limitar delle cataste di spazzatura e dell’ignoranza.