Ferragosto nel Vibonese: imbarazzo della scelta tra mare, montagna, arte e relax

Dalla bellezza selvaggia delle spiagge alle incontaminate Serre vibonesi. Un viaggio esperienziale in un comprensorio dalla storia millenaria e dai paesaggi unici

Dalla bellezza selvaggia delle spiagge alle incontaminate Serre vibonesi. Un viaggio esperienziale in un comprensorio dalla storia millenaria e dai paesaggi unici

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Una spiaggia di Capo Vaticano

Dalle spiagge assolate alla montagna, dall’azzurro del mare al verde dei boschi. La provincia di Vibo Valentia conquista per la sua anima poliedrica. Alla sua storia millenaria si sommano le bellezze paesaggistiche, tesori artistici di inestimabile valore, una cultura enogastronomica apprezzatissima. Soggiornare nei paesini significa addentrarsi in paesaggi mozzafiato e lasciarsi trascinare da una radicata cultura dell’accoglienza. Tratti che le consentono di attestarsi tra le mete privilegiate per le vacanze, Ferragosto compreso. In vista del “capodanno” estivo, infatti, le località turistiche sono letteralmente prese d’assalto. Parole d’ordine: cibo, compagnia e relax.

La bellezza selvaggia delle spiagge. Acqua cristallina e spiagge dorate per far fronte alle calde temperature agostane. Il mare, inutile a dirsi, rimane appuntamento fisso. Da Pizzo a Tropea, la Costa degli dei emana un fascino senza tempo. Nella città napitina sorge il Castello Murat, tra le attrazioni più importanti del territorio. Ai piedi del centro storico, la spiaggia della Marina, posta a ridosso del lungomare. Più a nord troviamo la caletta di Piedigrotta e la suggestiva chiesa scavata nel tufo. Anche nei confronti delle località marine di Briatico, Sant’Irene, Zambrone e Parghelia, cresce l’attenzione degli amanti di diving e snorkeling. I fondali sono infatti considerati dei veri scrigni di biodiversità. Regina dell’estate, Tropea. La Perla del Tirreno, incoronata dai maggiori portali di viaggi, tra le più popolari sui social, vanta litorali da cartolina con lunghe spiagge di fine sabbia. Imperdibile, dal promontorio della spiaggia di Grotticelle, a Ricadi, il tramonto sullo Stromboli. Un vero e proprio trionfo di colori ed emozioni.

Montagna da vivere. Nel cuore della provincia, batte il cuore verde del Parco naturale delle Serre. Qui lo spettacolo della natura s’intreccia con le tradizioni locali, il folclore e la religiosità. Tra i paesi più suggestivi, Mongiana e Fabrizia. Meta di pellegrini provenienti da ogni dove, Serra San Bruno e la sua Certosa. Una finestra su un mondo fatto di meditazione, silenzi e preghiera. Il Museo si pone come ponte di collegamento tra la vita monastica e l’esterno. Il sito museale è stato costruito nel 1993 su impulso della comunità religiosa. Un’apertura per offrire uno spazio di conoscenza e riflessione in uno dei posti più suggestivi del comprensorio. Da quel momento in poi la Certosa, visitabile fino a 25 anni fa solo dagli uomini, non consentì più l’accesso al pubblico.  

Ferragosto nell’arte. Porte aperte nei due maggiori siti museali vibonesi. Il Museo archeologico di Vibo Valentia ospita reperti che vanno soprattutto dal VII secolo a.C. al III secolo d.C. Illustrano la civiltà greca, bruzia e romana e sono stati in gran parte rinvenuti nell’area della città antica. Particolare rilievo rivestono le terrecotte (VI –V sec. a. C.), alcuni bronzi e la preziosa laminetta aurea, con testo orfico, venuta alla luce in una vasta necropoli che interessa l’area urbana della città moderna. Il ricco monetiere Capialbi, infine, rappresenta un riferimento numismatico tra i più importanti in Calabria. Il museo statale di Mileto conserva una collezione di reperti che abbraccia un arco temporale compreso tra l’età tardo-imperiale e il XIX secolo, e si articola su due piani.

Al piano terra troviamo i reperti di età romana, provenienti dal sito dell’antica Hipponium, e i manufatti medioevali dell’ex abbazia benedettina della Santissima Trinità e della vecchia Cattedrale. Di notevole interesse i frammenti di vetrate policrome e il ricco corpus di capitelli di arte normanna (XI-XII secolo). Al secondo piano è raccolta la documentazione trecentesca, costituita dai resti dei monumentali sarcofagi di Ruggero Sanseverino e di Giovanna d’Aquino e da altre opere attribuite al “Maestro di Mileto”. Nelle successive sale il percorso espositivo è dedicato alla collezione d’arte sacra.