A Vibo il focus sulla “libertà religiosa degli stranieri”

Sul tema di estrema attualità si sono confrontati esperti e studiosi, su tutti il docente Unical Nicola Fiorita, ed è stato evidenziato come molti aspetti del dialogo interreligioso siano ancora da risolvere
Sul tema di estrema attualità si sono confrontati esperti e studiosi, su tutti il docente Unical Nicola Fiorita, ed è stato evidenziato come molti aspetti del dialogo interreligioso siano ancora da risolvere
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Si è svolto nei giorni scorsi, a Vibo Valentia, il seminario proposto dall’associazione Gam dal titolo “La libertà religiosa degli stranieri”, ad apertura dell’anno sociale, all’Istituto Maria Immacolata. L’incontro, che ha visto “salire in cattedra” il professor Nicola Fiorita, docente Unical, verteva sulla libertà religiosa e la sua libera manifestazione, e si è incentrato anche e soprattutto sulle criticità della convivenza con le minoranze islamiche. Dopo i saluti del presidente dell’associazione Gam Francesca Nacci e di don Giuseppe La Torre, Francesca Romano, consigliere della Corte d’Appello di Catanzaro e membro Gam, ha esposto i dati del 2018 relativi al flusso migratorio in Italia accorpati per tipologia di religioni professate dai migranti giunti sulle nostre coste ed insediatisi sul territorio nazionale, ed inquadrando la religione come un fenomeno sociale, ricordando che l’auspicio della Costituzione italiana è quello di una formalizzazione di intese tra le professioni religiose e lo Stato. Fiorita, dal canto, suo ha ricordato come nel periodo storico che ci siamo appena lasciati alle spalle, l’argomento sul dialogo interreligioso è stato affrontato solo dalla Chiesa cattolica e con papa Francesco. Il docente ha altresì evidenziato, in relazione all’art. 19 della Costituzione che riconosce la libertà religiosa, che finché le minoranze presenti sul territorio costituivano piccoli gruppi non estranei alla cultura dominante, il modello era efficace. E lo era, grazie al nostro ordinamento, capace di stipulare intese con altre comunità religiose, mano a mano che andavano collocandosi nel territorio, la cui forza e positività derivava dalla validità dei concordati intercorsi tra Stato e Chiesa, utili a riconoscere le differenze tra le regole dello Stato e delle confessioni religiose e ad alimentare trattative che portavano all’accordo e successivamente alla legge.

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Fiorita ha evidenziato tuttavia come il modello, funzionante in un caso di pluralismo attenuato, entra in crisi quando irrompe in Italia l’Islam: la religione, ormai seconda sul territorio, presenta diversi problemi. In primis, è abituata ad essere una maggioranza, e ciò significa che le sue regole sono regole per tutti. In secondo luogo arriva in un momento in cui è il nemico dell’Occidente. In Italia, ha sottolineato Fiorita, una trattativa vera e propria non è mai stata aperta, anche perché tale confessione è molto frammentata, e si tratta di un’organizzazione religiosa orizzontale, senza clero, almeno quella parte maggioritaria, dove nessuno ha il potere di dire che una posizione sia corretta o meno. Ciò, negli ultimi decenni si è trasformato in una debolezza, al punto che oggi il modello islamico non può intraprendere una trattativa. Non proponendo un’intesa si rimane nel non decidere, quindi si è optato di interagire con i rappresentanti delle posizioni più morbide: da qui, le trattative con l’Unione comunità islamiche italiane (Ucoii), che tuttavia, da un anno sono venute meno. In ultima istanza, l’incontro ha ricordato come molti aspetti del dialogo tra religioni, ad iniziare da quella musulmana, siano ancora da risolvere, ad iniziare dai nodi che il nostro ordinamento deve sciogliere con la giurisprudenza, e con il lavoro ad una legge definitiva.