Vibo e Pizzo ricordano le vittime della Strage della Littorina – Video

Evento organizzato dalle Pro loco. Presente anche la signora Brunato, superstite del tragico incidente avvenuto nel 1951
Evento organizzato dalle Pro loco. Presente anche la signora Brunato, superstite del tragico incidente avvenuto nel 1951
Informazione pubblicitaria
Informazione pubblicitaria

Vibo Valentia e Pizzo Calabro non dimenticano quella che è passata alla storia come la “strage della littorina”, e nella commemorazione delle 11 vittime dell’incidente ferroviario del 1951 – organizzata dalle Proloco delle due città – è stato presentano un nuovo libro sulla tragedia. Enzo De Maria, un medico da sempre impegnato nel volontariato culturale, ha scelto un titolo provocatorio – “I ponti non dovrebbero crollare mai”, con prefazione del giornalista Pino Nano – per aggiungere al dovere della memoria anche un monito politico attuale. «Tutti sanno del crollo del ponte di Genova – ha spiegato l’autore – ma in pochi conoscono gli effetti del cedimento del ponte Ciliberto: noi vogliamo accomunare questi due fatti per dire a gran voce che in Italia tragedie del genere non devono accadere mai più». [Continua dopo la pubblicità]

Informazione pubblicitaria

Nell’aula magna dell’Istituto comprensivo di Vibo Marina, presenti i sindaci Maria Limardo e Gianluca Callipo, il pubblico si è alzato in piedi e col sottofondo intenso di un pianoforte struggente sono stati scanditi i nomi delle vittime: operai, insegnanti, casalinghe e anche un carabiniere, una umanità varia e di diversi territori, tutti accomunati da un destino che li ha colti mentre si spostavano per lavoro o per la cura della famiglia. È stato presentato il bozzetto di un’opera che potrebbe diventare un monumento commemorativo da installare sul luogo della tragedia avvenuta tra Vibo e Pizzo della linea della Calabro-Lucane che collegava la costa con Mileto. Protagonista commossa soprattutto Maria Carmela Donato, oggi 88enne, superstite di una tragedia in cui perse la madre, Clementina Gradìa, che la portava in braccio quella mattina.