La “Iena” La Vardera a Vibo: «La politica come un talent show» – Video

Il giornalista ed inviato della trasmissione di Italia 1 ospite al Vibook per presentare il suo libro, che arriva ad un anno dal docufilm in cui ha raccontato il dietro le quinte di una campagna elettorale surreale
Il giornalista ed inviato della trasmissione di Italia 1 ospite al Vibook per presentare il suo libro, che arriva ad un anno dal docufilm in cui ha raccontato il dietro le quinte di una campagna elettorale surreale
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Un docufilm per svelare il dietro le quinte di una campagna elettorale, con offerte più o meno lecite da parte della politica, ed un libro per lanciare un messaggio, partendo da quell’esperienza, per dire che il peggio di ognuno di noi non per forza è sbagliato, perché spesso coincide con il vero. Ismaele La Vardera, giornalista e inviato de Le Iene, è sbarcato a Vibo nell’ambito della rassegna culturale Vibook, incontrando molti studenti – in un colloquio con il giornalista de Il Vibonese Giuseppe Mazzeo, moderato dal dirigente scolastico Antonello Scalamandrè – cui ha voluto lanciare un messaggio.

«Quando vedono un ragazzo che come loro, con mille problemi e difetti, comunque ha fatto qualcosina, magari è uno stimolo per loro, per provare a credere nei propri sogni. Nel libro parlo di quello che potevo fare e non ho fatto, è bello poter dire che sbagliamo perché quando uno sbaglia si può rialzare». Nel suo Italian politics ha portato a galla la leggerezza della politica nello scegliere la sua classe dirigente e il continuo ricorso al do ut des. «Purtroppo la politica spesso ha gli stessi parametri di un talent show, dove il più forte è il più mediatico, quello che sta bene davanti ad una telecamera, a discapito dei contenuti, di quello che dovrebbe essere il primo principio della politica: comunicare qualcosa pensando, con un programma, un’idea». [Prosegue sotto la pubblicità]

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Siciliano di Villabate, con una sua inchiesta ha fatto dimettere un’intera giunta comunale. Situazioni simili a quelle che si vivono in Calabria. «Difficile far credere ai ragazzi che c’è un futuro possibile. Chi nasce qua inevitabilmente è segnato, da differenze anche geografiche che ci impongono servizi che non abbiamo a differenza del nord. Però qui c’è una “cazzimma” che ti spinge a farcela, proprio perché parti da una condizione di svantaggio. Però, lasciatemelo dire, le eccellenze partono proprio dai nostri territori».