L’Arpacal porta le Grotte di Zungri alle Giornate di geologia a Roma

Presentato nella sezione “Cavità sotterranee nascoste o scomparse sotto il tessuto urbano” il risultato degli studi condotti dall’Agenzia regionale per l’ambiente
Presentato nella sezione “Cavità sotterranee nascoste o scomparse sotto il tessuto urbano” il risultato degli studi condotti dall’Agenzia regionale per l’ambiente
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L'Insediamento rupestre di Zungri
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Anche l’Arpacal, rappresentata dal geologo Gaetano Osso, ha partecipato alla terza sessione delle Giornate di geologia e storia organizzate da Ispra, Snpa, Società geografica italiana e Sigea che si è tenuta a Roma. Nella sezione “Cavità sotterranee nascoste o scomparse sotto il tessuto urbano”, Gaetano Osso, del Dipartimento di Cosenza, insieme agli altri autori, ha presentato il risultato degli studi dal titolo “L’insediamento di Zungri tra ricerca e conservazione”.

Come è noto l’Arpacal ha riconosciuto al Comune di Zungri, in provincia di Vibo Valentia, il suo sostegno per la promozione di iniziative a valenza ambientale organizzate dal locale museo diretto dall’architetto Maria Caterina Pietropaolo. L’impegno dell’agenzia è quello di dare il proprio contributo tecnico-scientifico, anche in chiave di divulgazione delle conoscenze acquisite e di promozione del sito, a quello che è uno dei reperti più importanti sul territorio regionale. Zungri, infatti, conserva un patrimonio ambientale e archeologico di notevole valore, incastonato nella roccia in cui è scolpito, conosciuto come “Le Grotte degli Sbariati”.

Il nucleo centrale dell’insediamento si sviluppa lungo un’unica direttrice, ma tutto il complesso rupestre, composto da un centinaio di grotte, si articola su una superficie di circa 3.000 metri quadri. Le grotte hanno diverse forme e dimensioni (quadrangolari o circolari) alcune delle quali dotate di copertura a cupola con foro centrale. Esse sono mono o bi-cellulari, articolate su un solo piano o su due livelli, con scale d’accesso scavate nella pietra.

L’insediamento è minacciato da colate di acqua, fango e detriti provenienti dal pianoro soprastante, che in occasione di piogge intense scorrono verso valle arrecando danni al complesso rupestre. Lo studio presentato a Roma risponde tempestivamente alle recenti indicazioni del Snpa, che nel “Rapporto Territorio 2018” indica come “La tutela del patrimonio ambientale, del paesaggio e il riconoscimento del valore del capitale naturale sono compiti e temi che ci richiama l’Europa, fondamentali alla luce delle particolari condizioni di fragilità e di criticità climatiche e territoriali del nostro Paese”.

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