Riapre il Museo di Mileto, Cucciniello: «La Calabria riparta dalla cultura» – Video

Il direttore del Polo museale della Calabria presente alla ripresa delle attività post-lockdown: «Ambienti sicuri, i visitatori possono stare tranquilli»
Il direttore del Polo museale della Calabria presente alla ripresa delle attività post-lockdown: «Ambienti sicuri, i visitatori possono stare tranquilli»
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Antonella Cucciniello, direttore Polo museale della Calabria
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Mileto, riapre il Museo Statale

Passa anche dalla cultura la rinascita post Covid della Calabria. Ne è certo il direttore regionale musei Antonella Cucciniello, presente alla riapertura al pubblico del Museo statale di Mileto, guidato da Faustino Nigrelli. Finita la fase di lookdown, le strutture del Mibact stanno via via riaprendo le loro porte e i propri battenti ai visitatori. Nelle scorse ore, a ritornare ad operare a pieno regime sono stati, appunto, il Museo statale di Mileto e il Museo archeologico lametino che, così come affermato dalla dottoressa Cucciniello, assieme alle altre strutture afferenti alla Drm stanno progressivamente riaprendo e dischiudendo i loro tesori, «proponendo anche un mondo nuovo. Per quanto riguarda la sicurezza, dal punto di vista sanitario – ha aggiunto -, i visitatori possono stare tranquilli, fermo restando che bisogna rispettare le norme che ci giungono dall’Organizzazione mondiale della sanità, declinate attraverso la normativa europea, nazionale e locale».

Alla breve cerimonia organizzata nella cittadina normanna, oltre alla dottoressa Cucciniello e al direttore Nigrelli, presenti, tra gli altri, il vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea monsignor Luigi Renzo, il quale, dal canto suo, ha sottolineato come la riapertura del locale Museo statale «rappresenti un fatto rilevante», in quanto ci richiama «a sentirci vivi e in continuità con la storia dell’uomo».

Il sindaco Salvatore Fortunato Giordano, anch’egli intervenuto all’appuntamento, si è invece soffermato sull’esigenza e il bisogno, «dopo questo lungo periodo di Covid-19 e di ristrettezze», di riaprire alla comunità intera «le cose più belle che abbiamo» e di offrire ed esporre «a tutti i beni preziosi che il passato ci ha offerto». La struttura, sorta nel 1997, rappresenta uno strumento prezioso per la rilettura critica dell’antica capitale normanna, distrutta dal terremoto che nel 1783 devastò la Calabria tutta. Meta privilegiata, ogni anno, di migliaia di visitatori, racconta il glorioso passato vissuto dalla città e l’indissolubile intreccio con la più antica diocesi di rito latino del meridione d’Italia, fondata per volontà del conte Ruggero d’Altavilla nel lontano 1081. Il Museo, ospitato nell’ottocentesco episcopio affiancato alla basilica cattedrale, è un vero e proprio scrigno di opere d’arte. Nelle sue sale ospita manufatti marmorei, monete, opere pittoriche, argentee e tessili, tra cui spicca il seicentesco crocifisso eburneo attribuito ad Alessandro Algardi, prototipo di una serie di rappresentazioni del Cristo sparsi in Italia e all’estero.

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