Il Museo archeologico nazionale di Vibo diventa 3.0

Accolta la sfida lanciata dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali per aumentare le performance dei musei italiani mediante l’uso del digitale
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Un altro importante passo avanti per il Museo archeologico nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia che arricchisce la sua fruibilità grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie per la digitalizzazione del suo patrimonio. Utilizzando le risorse legate al Por Calabria, relative alla promozione della ricerca e dell’innovazione, è stato possibile realizzare il progetto V.I.S.A. – Visualizing Innovative and Social Artworks. Questo programma ha dato la possibilità di realizzare un nuovo modello di spazio museale, denominato Museo 3.0, accogliendo così la sfida lanciata dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per aumentare le performance dei musei italiani mediante l’uso del digitale, potenziando in modo consapevole l’aspetto tecnologico della comunicazione per la fruizione e la valorizzazione delle opere d’arte.  Un modello di museo – spiega la direttrice del “Capialbi”, Adele Bonofiglio – che si presenta connesso, reale, moderno, orientato ad un’ampia accessibilità culturale attraverso le moderne tecnologie ICT”. [Continua]

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Il progetto V.I.S.A. ha come ulteriore obiettivo quello di rendere lo spazio museale coinvolgente e collaborativo, mettendo al centro della visita le necessità, le preferenze, i gusti del visitatore. Il programma è stato ideato da diversi partner quali Naos Consulting, azienda di informatica e di sviluppo di tecnologie legate ai Beni Culturali, capofila del progetto, D’ArTe, Dipartimento Architettura e Territorio dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria; Demoskopika, azienda specializzata nell’attività di analisi ed elaborazioni dati.

Il castello di Vibo, sede del Museo archeologico nazionale Vito Capialbi

Il lavoro – sottolinea con evidente soddisfazione la direttrice del Museo – ha consentito di costruire, intorno alle principali tipologie di reperti, varie forme di fruizione con la realizzazione di modelli 3D, story-telling virtuale, grazie all’istallazione di schermi interattivi touch che agevolano la fruizione e sono in grado di coinvolgere e motivare il visitatore”. La soluzione touch è stata utilizzata per diversi reperti ed è stata applicata anche per la fruizione della “Laminetta Orfica”, oggetto di ridottissime dimensioni, ma tra i più importanti della collezione museale. La “Laminetta” è stata ricreata tridimensionalmente, in questo modo permettendo all’utente di vedere con maggiore dettaglio i particolari, e superare il distacco, che per motivi conservativi, deve essere mantenuto nella realtà; una tecnologia che permetterà anche agli studiosi del settore di poter analizzare i reperti con maggiore facilità.

A breve – annuncia Adele Bonofiglio – verranno istallate ulteriori applicazioni che permetteranno la visita virtuale di tutto il complesso museale”.

Oltre al Museo Capialbi, sono rientrati all’interno del progetto: il Codice Romano Carratelli, il Museo dei Brettii e degli Enotri di Cosenza, il Museo Archeologico Nazionale e l’area archeologica di Locri, la collezione Jerace e i beni Culturali del comune di Polistena.