A scuola nel Vibonese | La dirigente: «Sì ai telefonini, ma diamo ai ragazzi strumenti culturali per usarli»

Al via gli approfondimenti dedicati alle problematiche degli istituti scolastici in provincia. Si inizia con Maria Viscone alla guida di 12 plessi a Filadelfia

Al via gli approfondimenti dedicati alle problematiche degli istituti scolastici in provincia. Si inizia con Maria Viscone alla guida di 12 plessi a Filadelfia

Informazione pubblicitaria

Ci sono cose ovvie che però sembra non ci sia proprio verso di capire. Una di queste è che la scuola dovrebbe insegnare ai ragazzi a non subire passivamente Internet, senza credere a tutto quello che trovano in rete o compiendo passi falsi che possano pregiudicare irreversibilmente la loro privacy. Ne è convinta Maria Viscone, dirigente scolastico dell’istituto omnicomprensivo di Filadelfia, uno dei più articolati agglomerati scolastici della provincia vibonese, con 12 plessi di ogni ordine e grado, che coprono l’intero arco temporale dell’età dell’obbligo: 4 dell’infanzia, 4 primarie, 2 medie e 2 istituti superiori (un liceo scientifico e un professionale), dislocati in tre diversi territori comunali. Un osservatorio privilegiato il suo, dal quale non smette di interrogarsi sulle problematiche della scuola moderna, evitando che il suo impegno dirigenziale metta in secondo piano quello che considera l’obiettivo primario della scuola: educare prima ancora che insegnare.

«Bisogna aiutare i ragazzi ad avere un maggiore senso critico – spiega -. Loro sono molto bravi a navigare in Internet, ma non sono sufficientemente consapevoli delle insidie, né sempre capaci di distinguere tra un contenuto fasullo e un contenuto autentico. La vera innovazione, dunque, non sta nell’utilizzo delle nuove tecnologie, che ormai rappresentano un fatto normale, ma nell’educazione degli studenti all’uso corretto e critico di questi mezzi».

Ovvio, appunto. Eppure la scuola non lo fa o comunque non lo fa abbastanza. Spesso queste tematiche sono lasciate alla sensibilità dei docenti e dei dirigenti, a volte troppo impegnati a mandare avanti la baracca e combattere contro il pericolo di essere “accorpati” a causa del calo delle iscrizioni per preoccuparsi di quello che in apparenza è un aspetto secondario dell’educazione scolastica.

«Ci sono momenti in cui le carte ti soffocano – continua Viscone  -. Sarebbe molto meglio una scuola alleggerita da tutta questa burocrazia. Il ruolo dei dirigenti scolastici andrebbe ripensato e indirizzato più sulla didattica, sull’organizzazione. Per quanto mi riguarda, comunque, cerco di ridurre al minimo la distanza con i ragazzi e gli insegnanti, puntando molto sul lavoro di squadra».

Per non relegare il ruolo dirigenziale in una dimensione esclusivamente burocratica, non bisogna mai perdere di vista la vera “mission” di questo lavoro: «Dobbiamo ricordarci che siamo innanzitutto educatori e non solo dei trasmettitori di nozioni – continua -. Per aiutare i ragazzi ad affrontare le sfide che hanno davanti, la scuola deve fare innanzitutto cultura. Solo in questo modo possiamo fornire agli studenti gli strumenti giusti per interpretare correttamente la realtà. Limitarsi allo studio di un manuale non è fare cultura».

Con queste premesse anche l’uso dei telefonini in classe fa meno paura. Molti insegnanti e moltissimi genitori temono che l’utilizzo degli smartphone durante l’orario scolastico, recentemente sdoganato anche dal ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, possa rappresentare un ostacolo all’apprendimento, un campo minato per la disciplina in aula.

«Non è così – rimarca Viscone -. Sono d’accordo con l’utilizzo dei telefonini. Spesso sono quasi indispensabili, ad esempio per gli studenti stranieri che ancora non parlano bene l’italiano. Il loro utilizzo, però, va governato e orientato dagli insegnanti, affinché gli smartphone diventino un terminale per condividere contenuti didattici, senza che in classe prevalga l’approccio ludico e individuale dei ragazzi. Tutte le scuole hanno ormai la copertura wifi, il registro elettronico e le lavagne multimediali, le Lim. I telefonini e gli e-book non hanno niente di diverso dalle altre tecnologie che già sono integrate nel sistema scolastico e possono rappresentare un grande vantaggio perché in sintonia con i nuovi processi di apprendimento. Oggi non si legge più un testo in maniera lineare, come in passato quando si procedeva dall’inizio alla fine, ma si salta da una cosa all’altra, si affrontano contemporaneamente aspetti diversi. È il multitasking e la scuola non si può sottrarre a queste dinamiche».

Per chi nutre ancora dubbi sul fatto che i prof siano in grado di sostenere questi cambiamenti, Viscone rassicura: «Gli insegnanti oggi ne sanno più di quanto si possa credere – conclude -. Non esistono più grandi gap tecnologici tra docenti e studenti. Forse solo nella scuola primaria, dove gli insegnanti sono più anziani e spesso non hanno una formazione universitaria, c’è ancora qualche sacca di resistenza alle nuove tecnologie. Ma anche loro si sono dovuti adeguare al registro elettronico e alle altre innovazioni».

Insomma, il futuro è già qui da un pezzo, e la Scuola, quella che ci crede davvero, non ha paura di affrontarlo.