“Il digiuno inaspettato” di don Francesco Sicari: la fede ai tempi del Covid

Il libro del direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale delle vocazioni è una sorta di diario dei giorni in cui l’Italia si è chiusa in casa per il coronavirus
Il libro del direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale delle vocazioni è una sorta di diario dei giorni in cui l’Italia si è chiusa in casa per il coronavirus
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Don Francesco Sicari, parroco di San Costantino Calabro
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Nasce dal lockdown seguente al propagarsi della pandemia da Covid-19 “Il digiuno inaspettato. La luce della Parola nel deserto della quarantena”, libro scritto dal parroco di San Costantino Calabro e direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale delle vocazioni don Francesco Sicari. Una sorta di diario dei concitati giorni in cui l’Italia è stata costretta improvvisamente a fermarsi e i cittadini del “Bel Paese” a rinchiudersi nelle proprie case per proteggersi dal coronavirus. Visti con gli occhi di un prete costretto di colpo a dire messa da solo, senza la partecipazione dei fedeli. [Continua]

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Raccontati attingendo alle pagine bibliche quotidiane e attraverso le riflessioni spirituali scritte di proprio pugno in quei tragici momenti. «Il lavoro di don Francesco – sottolinea nella presentazione il postulatore delle cause di beatificazione di don Francesco Mottola e Natuzza Evolo don Enzo Gabrieli – testimonia che sono stati chiusi solo i luoghi, la comunità non si è riunita fisicamente, ma la Chiesa non ha mai chiuso i battenti. I presbiteri che lo hanno voluto, con passione e zelo, hanno cercato il gregge affidato al loro cuore, hanno meditato e mediato una Parola sempre viva, forte, di speranza. Hanno fatto riecheggiare anche da lontano la voce del Pastore. Don Francesco – scrive ancora don Gabrieli – “narra” in queste pagine la sua esperienza di Dio in tempo di pandemia, prende la parola da prete, quando anche lui vorrebbe stare in silenzio, tra lo smarrimento di un popolo che osserva senza comprendere, per permettere alla voce di Dio di raggiungere l’uomo anche bastonato per accarezzarlo e versare sulle ferite l’olio della consolazione e il vino della speranza».

“Il digiuno inaspettato. La luce della Parola nel deserto della quarantena”, abbraccia un arco di tempo che va dall’8 marzo al 14 giugno 2020, solennità del Corpus Domini. Un racconto dall’altare delle vicende liete e tristi che hanno caratterizzato il periodo di lockdown, «tempo che parla, urla e ci chiede di cambiare», che si conclude attingendo a tre metafore: l’immagine della piazza vuota di San Pietro, con Papa Francesco solo a pregare per il mondo intero, quale «spazio vuoto da custodire e abitare per riscoprire quello che avevamo smarrito e perso di vista»; della bassa marea, caratteristica del tempo che stiamo vivendo e «che ha lasciato emergere cosa c’era nei fondali, dalle tante bellezze nascoste a tutte le cose inutili»; della bara del rabbino, riferita a una vicenda narrata dal teologo Paolo De Benedetti, quale base di partenza per una rinascita fondata sulla Parola di Dio, «senza la quale non c’è vita, non c’è fede e non c’è speranza».