Marisa Manzini torna a Vibo per parlare delle donne di ‘ndrangheta – Video

Il procuratore aggiunto di Cosenza è stata la protagonista del terzo appuntamento delle “Giornate di Scienza, Cultura e Giustizia” organizzate dall'Istituto italiano di criminologia
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Parla delle famiglie di ‘ndrangheta e del ruolo delle donne, di chi ha pagato con la  vita la decisione di saltare il fosso. Emblematica è la storia di Tita Buccafusca, che da moglie di un boss, «da regina della ‘ndrangheta, ha deciso di dire basta  a  una vita di falsità. Questa storia, seppure dal tragico epilogo,  ci fa comprendere quanto la ‘ndrangheta sia intrisa di elementi di falsità, di bugie, di prepotenza, di violenza e di mancanza di rispetto della dignità dell’uomo».

È un fiume in piena il procuratore aggiunto di Cosenza Marisa Manzini, che ritorna nella sua Vibo Valentia, capoluogo di una provincia dove ha vissuto e lavorato come pm antimafia lasciando il cuore ed un segno profondo. «La ‘ndrangheta – spiega – trae la sua forza dai legami familiari. Se solo le donne di ‘ndrangheta prendessero coscienza della gravità di un fenomeno che è devastante poiché si riverbera sui figli in qualche caso con la detenzione o peggio ancora con la morte, se solo dicessero basta a questo genere di vita, si darebbe avvio a quelle fratture interne alla famiglia ‘ndranghetista che potrebbero rappresentare l’inizio della fine».

Marisa Manzini racconta poi delle minacce subite dal boss,  di quella frase «fai silenzio ca parrasti assai» che  oggi è il titolo di un libro, il suo saggio, un vademecum sul coraggio di parlare contro la mafia per chi l’ha vissuta o affrontata da vicino. Ed è proprio “Il potere delle parole contro la ‘ndrangheta” il tema della lectio magistralis che incanta la platea di giovani. Sono gli studenti del corso di laurea in criminologia che stanno partecipando alle “Giornate di Scienza, Cultura e Giustizia” organizzate dal rettore dell’istituto vibonese Saverio Fortunato.

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