“La Salamandra”, la storia di una magara calabrese trionfa a Perugia

Il riconoscimento alla scrittrice vibonese Maria Concetta Preta nell’ambito del concorso “Rina Gatti”. La soddisfazione dell’autrice: «Un viaggio alla ricerca delle nostre radici»

Il riconoscimento alla scrittrice vibonese Maria Concetta Preta nell’ambito del concorso “Rina Gatti”. La soddisfazione dell’autrice: «Un viaggio alla ricerca delle nostre radici»

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Perugia, premiazione
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Una storia di superstizione, riscatto e libertà. L’inedito “La Salamandra” della scrittrice vibonese Maria Concetta Preta si è classificato al primo posto nell’ambito del Premio nazionale di scrittura “Rina Gatti” a Perugia. Al concorso, la cui fase finale si è tenuta nel palazzo della Provincia, hanno partecipato scrittori provenienti da tutta Italia. I 145 lavori erano uniti da un unico fil rouge: “La scrittura al femminile per raccontare l’universo di madri, compagne, spose, bambine, operaie, studentesse” e sono stati valutati da una giuria di professionisti, presieduta dal professor Luciano Lepri. All’autrice vibonese, il premio è stato consegnato dalla consigliera di Parità della Provincia di Perugia Gemma Bracco e da Giovanni Paoletti, organizzatore della kermesse. L’incipit dell’opera, ancora non pubblicata, è stata infine letta dall’attrice Simona Esposito.

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I dettagli del romanzo sono stati illustrati dalla stessa Preta: «Si tratta di un monologo-confessione della protagonista Immacolata, una magara che esorcizza dal malocchio, toglie le fatture o le propizia. Sfruttata dagli uomini, vivrà una vita “estrema” e contrassegnata dalla diversità e dall’emarginazione. “Salamandra” – ha specificato – è il suo epiteto, poiché ama scaldarsi al sole su una muraglia scalcinata dopo essersi lavata alla fiumara, provocando commenti indicibili».

Lampante il riferimento al “realismo magico” di matrice alvariana: «Reputo infatti il mio maestro il grande Corrado Alvaro, al quale molto devo in termini di stile e ispirazione. Mi ha sempre attratto – ha continuato – la figura della strega popolare, per secoli oggetto di una vera e propria persecuzione». A spiccare nello sviluppo narrativo, un altro personaggio, la cantante di varietà considerata dai facili costumi in un Sud atavico e statico. Nel secondo dopoguerra, periodo in cui la storia trova ambientazione, l’attrazione verso il proibito era rappresentato sia dalle indigene come la magara sia dalle forestiere come la “sciantosa” che viaggiava e non aveva fissa dimora: «Nei tempi antichi – ma credo anche oggi – l’instabilità veniva considerata sinonimo di incertezza e generava opinioni sociali negative».

Una riflessione sull’universo femminile, quello passato e quello moderno: «Un piccolo viaggio alla ricerca delle nostre radici – ha concluso la Preta – oppure un tenero amarcord alla maniera quasi felliniana, messo per iscritto seguendo la mia cifra e le mie inclinazioni: riscoprire i modelli antropologici del Meridione, tratteggiare impareggiabili ritratti di donne, che rappresentano il cambiamento sociale, l’evoluzione, la discontinuità. Un piccolo passo per conoscere e ri-conoscere usi, costumi, dialetto, luoghi, superstizioni del Mediterraneo».