Dalle giudecche alla “via dei Marrani”, il Vibonese e l’ebraismo nella ricerca del “Berto”

Presentato nel liceo cittadino il progetto “Ebraismo in Calabria” elaborato dagli studenti della V F che si sono occupati dei primi insediamenti dei prigionieri provenienti dalla Giudea 

Presentato nel liceo cittadino il progetto “Ebraismo in Calabria” elaborato dagli studenti della V F che si sono occupati dei primi insediamenti dei prigionieri provenienti dalla Giudea 

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La "via dei Marrani" tra Vibo e Piscopio
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Nel quadro delle iniziative svoltesi in provincia per la Giornata della Memoria, gli studenti della classe V F del liceo scientifico “G. Berto” di Vibo Valentia, coadiuvati dalla docente di storia prof. Cosentino, hanno presentato nell’aula magna dell’istituto il progetto “Ebraismo in Calabria”.

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I liceali non hanno tuttavia incentrato il loro lavoro sulla Shoah, ma hanno voluto focalizzare un particolare aspetto, collegato al territorio di appartenenza: la presenza ebraica in Calabria e nel Vibonese.

Hanno fatto, in tal modo, venire alla luce le tracce della tradizione ebraica presenti nella cultura calabrese: dai cedri usati per la festa del “Sukkoth” ai mostaccioli di Soriano fino ai cognomi ebraici ancora oggi presenti nella provincia vibonese, alcuni rimasti intonsi, altri trasformatisi nel corso dei secoli  a causa della forzata conversione degli ebrei al Cristianesimo. Alcuni esempi si possono ancora oggi trovare scorrendo le pagine di un qualsiasi elenco telefonico (Zaccaria, Abramo, D’Angelo, Topia, Meddis, Piperno, ecc.).

Con il termine “Marrani”, di origine spagnola, venivano anticamente indicati gli ebrei convertitisi, spontaneamente o più frequentemente con la forza, alla religione cristiana. Il lavoro degli studenti della V F si apre proprio con un’ampia documentazione fotografica riguardante la cosiddetta “via dei Marrani” che univa Piscopio a Vibo.

Risalendo alle origini, lo studio rivela come i primi insediamenti in Calabria, storicamente terra tollerante nei confronti del “diverso”, si ebbero con i prigionieri arrivati dalla Giudea dopo la diaspora seguita alla conquista romana. Si è inoltre evidenziata la presenza ebraica concentrata in alcuni quartieri specifici, le “giudecche”, le cui vestigia sono ancora riconoscibili nei centri di Nicotera, Tropea, Arena, Piscopio, Vibo. Il popolo ebraico, in questi territori, avrebbe sviluppato un importante apparato economico fondato sull’industria della seta, del cotone, della carta, oltre a fini lavori di oreficeria. Saranno loro i fondatori dei primi mercati, noti come “fondachi” e sarà in particolare il fondaco di Monteleone ad assumere notevole importanza nel panorama economico calabrese, al punto che il prezzo della seta, merce a quei tempi pregiatissima e molto richiesta dalle famiglie nobili, veniva dettato in tutta la regione dal fondaco monteleonese.

Ampio spazio è stato, inoltre, dedicato alla figura di Emilio  Sacerdote, magistrato vibonese di origine ebrea, radiato dopo l’entrata in vigore delle leggi razziali . Sacerdote aderirà in seguito alla Resistenza ma, per la denuncia di un delatore, fu consegnato ai nazisti e deportato nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, dove trovò la morte per gli stenti e le sevizie l’8 marzo 1945. Vibo, sua città natale, gli dedicherà una via e intitolerà a suo nome un’aula del Tribunale.

La presentazione del progetto, che ha fatto registrare un notevole interesse da parte del pubblico, è stata infine seguita da un partecipato dibattito con l’intervento dello storico Giuseppe Cinquegrana.

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