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Diretta facebook domani 16 aprile per la protesta nazionale a difesa dei diritti dei liberi professionisti costretti dal 2011 a pagare contributi non dovuti

Economia e Lavoro

Aderiscono anche gli avvocati del Foro di Vibo Valentia al silenzioso “Flash Mob” nazionale che si terrà domani dalle ore 10 alle 10.30 contro l’operazione di recupero dei contributi “sommersi” avviata dall’Inps. Trasmetteranno in diretta su facebook il loro silenzio in una sorta di catena virtuale per la tutela dei loro diritti contro la c.d. “Operazione Poseidone” dell’Inps che dal 2011, nascondendosi dietro la promessa di una pensione, soffoca i piccoli e giovani professionisti, chiedendo loro di pagare contributi non dovuti. Una violenta “tempesta” che all’improvviso si è abbattuta su ingegneri, architetti, dottori commercialisti, ragionieri, geometri, medici, soci amministratori di società semplici e avvocati. Guarda caso, iniziata subito dopo la incorporazione dell’Inpdap.  A febbraio 2012, il Governo pro tempore aveva bloccato l'operazione, ma tra giugno e luglio 2015, quando il buco di bilancio dell'Inps è arrivato ad oltre 40 miliardi di euro, l'Istituto ha ripreso l'operazione, questa volta denominandola «Poseidone 2». Le richieste sono pari ad 2.500/3.000 euro ad avviso, ma arrivano anche fino a 30mila euro a persona, garantendo una sostanziosa iniezione di liquidità per l’ente. E nonostante per 7 anni l’Inps continui a perdere i giudizi in tutta Italia (con i soldi della collettività), invia comunque cartelle esattoriali e fermi di conti correnti e di autoveicoli, in violazione della legge, nel silenzio assordante dello Stato. Diverse le denunce e gli esposti della Corte dei Conti. A dicembre 2017, ribaltando le oltre 500 sentenze di primo e secondo grado, vengono emesse cinque sentenze dalla Cassazione (medesimo relatore, tutte identiche tra loro e non a sezioni unite) che stravolgono ogni principio di diritto e spingono l’Inps ad agire ancora più violentemente.

Degli 800.000 professionisti coinvolti (fascia giovane - 30/40 anni - e di basso reddito - entro i 5000 euro, nella maggior parte dei casi) molti sono stati già costretti a cessare le loro attività cancellandosi dagli albi, ancora una volta nel silenzio assordante dello Stato. Per gli avvocati che aderiscono alla protesta, “non saranno una o più sentenze della Cassazione a poter stravolgere un principio di diritto. Perché non è diritto o giustizia ciò che limita la possibilità di un’esistenza libera e dignitosa, che dovrebbe essere garantita dallo stesso Stato che oggi ci schiaccia (art. 3 della Costituzione). Perché di previdenza non si può morire! Per cui, se l’unico linguaggio dello Stato è il silenzio, dialogheremo con questo – spiegano gli avvocati - sperando stavolta di essere ascoltati”. 

 

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