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Per il presidente dell’Ance di Vibo Valentia i mancati pagamenti rappresentano un colpo mortale per le aziende. All’indice anche le dichiarazioni di dissesto: «I nostri crediti in fumo»

Economia e Lavoro

 «Prima della crisi del 2008 potevamo anche resistere nell’attesa di essere pagati dagli Enti pubblici, ma oggi i ritardi possono costringere un’azienda a chiudere mandando tutti a casa». Per il presidente di Ance Vibo, Gaetano Macrì, i ritardi che vengono accumulati dalle amministrazioni pubbliche sono una vera spina nel fianco delle imprese che loro malgrado lavorano con la Pa calabrese.  «Al primo posto dei cattivi pagatori c’è la Regione - continua Macrì -, con un’attesa che per le aziende arriva di solito a 100-120 giorni, ma cumulando i tempi burocratici alla fine possiamo aspettare anche 200 giorni prima di essere saldati. Una situazione di questo tipo è insostenibile per molte imprese, che a loro volta hanno scadenze che non possono eludere, come stipendi dei dipendenti e fatture dei fornitori».

Frustrante, dunque, sapere che pochi “fortunati” possono contare invece su pagamenti sprint, come accaduto recentemente con una società romana che aveva organizzato la partecipazione della Regione Calabria a un evento culturale che si è tenuto all’inizio di luglio nella cornice del Festival dei due mondi di Spoleto. In quel caso, sono bastati appena 29 giorni agli uffici regionali per giungere dall’impegno di spesa alla liquidazione della fattura da 100mila euro.

A molte imprese calabresi, invece, tocca aspettare, nonostante la legge preveda il pagamento a 30 giorni e 60 in casi specifici individuati dalla normativa.

«Questi limiti non vengono mai rispettati - continua il rappresentante dei costruttori vibonesi - e rivolgersi alla magistratura in caso di violazioni è peggio, perché i tempi si allungano ulteriormente».

Nel mondo del diritto una vecchia massima recita che “non c’è legge senza pena”, come dire che è inutile stabilire regole ferree se poi non esistono deterrenti adeguati capaci di farle rispettare. 

È quanto ritiene anche Macrì, che denuncia la solitudine nella quale le imprese devo combattere per vedersi riconosciuti i propri diritti e il rispetto degli obblighi contrattuali.

Battaglia che non di rado in Calabria si scontra con le insormontabili difficoltà economiche degli Enti, che sempre più spesso finiscono per dichiarare dissesto. Una “soluzione” che secondo Macri viene adottata con troppa facilità, senza considerare le conseguenze sui creditori.

«Quando viene dichiarata la bancarotta di un Ente che lavora con le imprese private -spiega - per noi è una iattura, perché quasi certamente dovremo dire addio ai crediti maturati. Nella migliore delle ipotesi riusciremo a incassare soltanto il 40 per cento di quanto vantato nei confronti dell’Amministrazione in dissesto. Ma spesso accade che neppure questo minimo venga erogato».

Tornando ai ritardi nei pagamenti e dovendo mettere idealmente in fila gli enti con le performance peggiori, per Macrì al secondo posto, dopo la Regione, ci sono i Comuni. E la Provincia di Vibo Valentia? Il rappresentante dei costruttori sorride amaro e taglia corto: «La Provincia? Non esiste più…».


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