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Il ministero pretende la restituzione di una cifra pari a 1,6 milioni di euro sulla base della sentenza del Consiglio di Stato. Fondi che l’ente attuatore dei Patti territoriali ha già speso o impegnato

Il ministero dello Sviluppo economico
Economia e Lavoro

Si viaggia spediti verso l’avvio della procedura di liquidazione della società Vibo Sviluppo Spa, soggetto attuatore dei Patti territoriali di Vibo Valentia e unica agenzia di sviluppo territoriale riconosciuta dalla Regione Calabria nel Vibonese. Il ministero dello Sviluppo economico ha infatti rigettato la proposta formulata dalla società, il 20 dicembre scorso, nel tentativo di scongiurare la restituzione di una somma pari a 1.631.728,64 euro (assegnata a copertura delle spese di gestione), per come già stabilito dal Tar e confermato anche, in seguito ai successivi ricorsi, dal Consiglio di Stato. Il ministero ha di fatto ritenuto risolto il contenzioso proprio sulla base dell’ultimo pronunciamento del massimo organo di giustizia amministrativa che, in data 15 dicembre 2018, aveva respinto pure il ricorso per revocazione presentato da Vibo Sviluppo. Di conseguenza, il Mise, con una recente nota, di fatto chiude la vicenda riattivando la cartella esattoriale per il recupero delle somme dovute. Passaggio che potrebbe determinare la messa in liquidazione di Vibo Sviluppo o addirittura un’istanza di fallimento avanzata dal ministero. In ogni caso, da qui alla ormai completa definizione della vicenda, il passaggio è breve. Il contenzioso ha avuto origine nel 2014 quando il ministero - che nel 2012 aveva erogato alla Vibo Sviluppo circa 1,6 milioni di euro per spese di gestione - decise di revocare quel finanziamento. Ciononostante, Vibo Sviluppo ha continuato ad operare, anche dopo le sentenze sfavorevoli di Tar e Consiglio di Stato, mantenendo pure il personale dipendente e, di fatto, spendendo o impegnando l’intera somma. Inoltre, Vibo Sviluppo non approva il bilancio ormai dal 2016, quindi da tre esercizi consecutivi. L’esecuzione della cartella di pagamento, va da sé, toglierebbe tutta la liquidità residua alla società che, comunque, non basterebbe a coprire l'intera somma dovuta. 

La scottante questione è stata al centro di una riunione che si è tenuta nei giorni scorsi nella sede della Camera di commercio di Vibo alla presenza dei soggetti interessati. Spetterà al presidente Pasquale Barbuto e all’amministratore delegato Pietro Giamborino, nominati quando alla guida della Provincia vi erano rispettivamente i presidenti Bruni e Niglia, affrontare questa delicata fase che molto probabilmente, come detto, porterà alla liquidazione della società. A meno che i soci (Provincia e Comune di Vibo, Camera di commercio, Confindustria e Confcommercio) non intendano andare in soccorso alla società con un aumento di capitale. Ipotesi, allo stato, difficilmente percorribile. Ciò comporterebbe dunque la posa di una pietra tombale sulla tormentata gestione dei Patti territoriali nel Vibonese, mettendo però a rischio anche il completamento delle opere pubbliche da questo strumento finanziati. Opere per 6,5 milioni di euro. Si stratta di due progetti promossi dalla Provincia di Vibo per un importo complessivo di 1,1 milioni di euro destinati al rifacimento del tetto e del piano terra di Palazzo Gagliardi-De Riso a Vibo; di due progetti promossi dal Comune di Vibo per la realizzazione del mercatino rionale di Moderata Durant (3,1 milioni di euro) e la riqualificazione funzionale del Valentianum (2 milioni e 120mila euro); infine della messa in sicurezza e  valorizzazione della torre saracena di Briatico per un importo di 198mila euro. Non resta che sperare nella disponibilità del ministero dello Sviluppo economico per trovare una soluzione a salvaguardia di questi finanziamenti, magari individuando un nuovo soggetto attuatore, come peraltro suggerito dallo stesso dicastero nella riunione tenutosi a Roma nel dicembre scorso, e che oggi potrebbe essere presa in considerazione per non perdere anche questa opportunità per la provincia di Vibo Valentia.            LEGGI ANCHERevoca fondi alla Vibo Sviluppo spa, conferma dal Consiglio di Stato

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