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L’Istituto per le relazioni euromediterranee invita i privati ad avviare progetti legati alla valorizzazione di un patrimonio storico e naturalistico di pregevole valore

Escursionisti nella Valle dei mulini
Economia e Lavoro

“Vivere la natura, camminare e respirare, immersi in luoghi suggestivi”. Fra tutti i luoghi naturali del territorio di Spilinga e dintorni, l’Icre, Istituto culturale per le relazioni euromediterranee (Icree), già dal 2011 ha voluto riscoprire quello che fino ad allora, dai lontani anni ‘50 era rimasto come “un mondo perduto”, la così ribattezzata “Valle dei mulini”. «Una passeggiata naturalistica - si legge in una nota -, di cui negli anni scorsi, da parte della stessa associazione, era stato tracciato un percorso nel territorio del comune di Spilinga, dal Santuario della Madonna della Fontana, fino ad arrivare poco distante da Capo Vaticano, lungo due ruscelletti che confluiscono nella fiumara Ruffa. In essa, ancora oggi, si trovano gli ultimi testimoni di un’epoca remota, inaspettate meraviglie storiche, paesaggistiche e naturalistiche. Infatti risalendo l’alveo di queste fiumare, si incontrano i resti di nove mulini, la cui origine risale approssimativamente al VII-X secolo. Furono perfezionati e incrementati all’epoca delle invasioni arabe».

Questo percorso ora, sempre tramite il lavoro dei volontari dell’Icre, ha ripreso forma, cosi come era nelle intenzioni della stessa associazione: «riscoprire questo “tesoro”, dandone ampia visibilità anche attraverso i progetti europei, con i quali è stato possibile far notare a molti visitatori stranieri la bellezza dei luoghi, facendo quindi riemergere l’interesse verso questi posti “perduti”, per poi coinvolgere e supportare i privati proprietari che intorno ad essi abbiano l’aspirazione di avviare attività escursionistiche e di ospitalità enogastronomica, offrendo un nuovo circuito ai turisti del comprensorio». Un obiettivo che comincia a realizzarsi con l’avvio dei primi operatori locali intenti a realizzare piccole attività in questa direzione. «Una vera riscoperta - si apprende nella nota -, considerando che fino agli anni ‘50 i mulini hanno rappresentato un’importante risorsa economica per il territorio, e da allora erano caduti nell’oblio. Essi erano collegati con gli agglomerati urbani da mulattiere percorribili a piedi o a dorso d’asino. I mulini erano centri di incontro e di lavoro. Vi si macinava di tutto: grano, granturco, orzo, fave, favette, ceci, ghiande. Il macinato era indispensabile per il sostentamento di persone e animali e il pagamento avveniva sempre in natura (la cosiddetta “decima”)».

La “Valle dei Mulini” presenta una flora straordinariamente ricca. Essa comprende un campionario completo delle classiche piante della macchia mediterranea: quercia, alloro, olmo, ontano, salice, pioppo ma anche corbezzoli, giuggiole, mirto, more, origano, finocchio selvatico, ortica e molto altro. Un’attenzione a parte meritano le tante orchidee mediterranee, tra le quali la più vistosa è certamente l’orchis italica, detta anche “uomo nudo”. Da apprezzare inoltre la felce tropicale “Woodwardis Radicans”, straordinaria nel suo genere e di singolare bellezza. «Dunque - conclude l’Icre - la Valle dei mulini è certamente un percorso ideale per chi ama il contatto con la natura ed allo stesso tempo è un modo per scoprire la storia e le origini di questo meraviglioso territorio».

Lacnews24.it
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