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La protesta dei lavoratori della ex legge 15/2008, inizialmente assunti alla Provincia e oggi impiegati in vari enti, che lamentano disparità di trattamento rispetto ai loro colleghi calabresi assorbiti da altre aziende regionali: «Calpestati i nostri diritti»

Economia e Lavoro

Precari da una vita e dimenticati da politica e istituzioni. È così che si definiscono, «il bacino dimenticato», i 75 lavoratori della legge regionale 15/2008, i precari storici della Provincia di Vibo Valentia, da oltre tre anni ormai impiegati, dopo varie peripezie, in altri enti come Comune, Asp, Prefettura. Per loro, dopo tanti anni di sottopaga per giunta a singhiozzo, doveva arrivare la tanto attesa stabilizzazione. Della quale però, ad oggi, non c’è traccia. Ciò che lamentano i vibonesi è una disparità di trattamento rispetto agli altri colleghi calabresi

«Con decorrenza 1 gennaio 2019 - scrivono in una nota - i precari del bacino della legge 28/2008, anch’essi contrattualizzati da Calabria Lavoro, sono stati “stabilizzati” a tempo parziale (18 ore settimanali) presso quell’Ente, provvedimento che avrebbe dovuto essere seguito da atto analogo per i “vibonesi” della legge 15. A distanza di ben 5 mesi, ancora nulla si è fatto o si dice sull’argomento. La Regione è immobile su questo, ed uno strano quanto colpevole silenzio caratterizza i suoi atteggiamenti. Non a caso, i precari del Vibonese sono stati efficacemente definiti come “figli di tutti e di nessuno”». 

Dopo la vertenza con la Provincia di Vibo, e le storiche battaglie di quattro anni fa, i lavoratori venivano assunti, a novembre 2015, da Azienda Calabria Lavoro a seguito delle «tristi vicende» della Fondazione Calabria Etica, dove erano contrattualizzati con contratto a tempo determinato parziale (11 ore settimanali), continuando fino al dicembre 2016 con tale ristrettissimo monte ore, «aggiornato e portato a 18 - ricordano - solo nel gennaio 2017»

Oggi, con questa nota stampa, spiegano di volere portare all’esterno il senso di frustrazione che li assale per questa «disparità di trattamento odiosa ed inconsulta», che certo non intende essere una "guerra tra poveri": «I precari con tempo parziale e determinato della Regione Calabria - aggiungono - portano a casa circa 20 euro in meno della soglia massima di reddito di cittadinanza; anche questo è bene che si sappia, ed i vibonesi, nel periodo di rapporto di lavoro a contratto con Calabria Etica, ne portavano a casa poco più di cinquecento». Lamentano poi il mancato versamento dei «contributi previdenziali» già «dalla data di assunzione». «A seguito di vertenze ed accordi sindacali nazionali, ai lavoratori di tale settore sono stati riconosciuti in tutta Italia adeguamenti mensili di stipendio risalenti all’anno 2016, nonché i relativi arretrati maturati, pagabili già dal giugno 2018. Ebbene - attaccano - tra tutto il precariato dipendente da Azienda Calabria Lavoro, soltanto il gruppo vibonese della legge 15/2008 non si è visto riconoscere le somme cui aveva diritto. Alla ricerca di spiegazioni, si è appreso che il capitolo di spesa Regionale su cui si imputano le somme per gli emolumenti, sarebbe denominato “Fondo sollievo”, quindi semplice sostegno al reddito e non impegno derivante da contrattualizzazione, per cui si oppone che la natura della spesa proibisce il versamento delle somme». Inevitabili le critiche sulla gestione burocratico-amministrativa della vicenda, definita «un pasticcio».

Lacnews24.it
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