martedì,Settembre 21 2021

Da Vibo a Roma per difendere il lavoro e la dignità: «Ora fateci riaprire» – Video

Alla manifestazione nazionale dei titolari di Partite Iva anche una nutrita delegazione di ristoratori vibonesi per sollecitare il Governo a rivedere le misure anti Covid

Da Vibo a Roma per difendere il lavoro e la dignità: «Ora fateci riaprire» – Video
Ristoratori di Vibo in protesta a Roma

Anche Vibo Valentia è presente alla manifestazione pacifica dei titolari di partita Iva che stanno manifestando a Roma, al Circo Massimo, in una città blindata dopo i tafferugli che si sono registrati nella giornata di ieri. La massima allerta delle forze dell’ordine ha impedito ai manifestanti di sfilare per le vie della capitale. Una sessantina gli esercenti vibonesi partiti all’alba con le loro auto. Hanno incontrato un primo blocco sulla Caserta Roma. Un viaggio di oltre 600 chilometri per difendere il lavoro: «Questa è la protesta delle Partite Iva massacrate dal Governo che ci sta togliendo la dignità», afferma Roberto Cagigi, uno dei promotori della trasferta romana. Il suo ristorante si trova a Vibo, in una delle province più povere d’Italia.

«Fateci riaprire, altrimenti moriremo di fame»

E così, insieme ai suoi colleghi, ha deciso di unirsi alla battaglia di altri commercianti, di scendere in piazza per chiedere la riapertura delle proprie attività e lo sblocco dei promessi ristori. Sono diverse le categorie che rischiano il fallimento: «Se non moriremo di Covid, moriremo di fame», aggiunge Roberto. Una folla di commercianti disperati ed esasperati, dopo il sit in dei giorni scorsi davanti alla Prefettura di Vibo, ha dunque deciso di scendere in piazza e di lottare per non disperdere anni di sacrifici.

Ristoratori sull’orlo del fallimento

Molte attività non riapriranno più. Come quella di Francesco Ranieli, il giovane ristoratore che sommerso dai debiti causati da una chiusura prolungata della sua attività, ha messo in vendita il suo ristorante a Vibo Valentia. Storie comuni a tanti altri commercianti messi in ginocchio dal Covid. «Siamo alla fame» hanno urlato gli esercenti. Un grido di aiuto rivolto al Governo Draghi, a cui viene rimesso il destino di migliaia di persone.

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