mercoledì,Settembre 22 2021

Covid alla Provincia, la Cgil contro la fine dello smart working: «Si mantenga fino a giugno»

Il coordinatore del settore Funzione pubblica chiede all’Amministrazione di tornare sui suoi passi e di ripristinare il lavoro agile: «Non ha senso allentare ora»

Covid alla Provincia, la Cgil contro la fine dello smart working: «Si mantenga fino a giugno»
Palazzo ex Enel, sede dell'amministrazione provinciale di Vibo Valentia

La chiusura degli uffici della Provincia di Vibo Valentia a causa di alcuni casi di Covid tra il personale, preoccupa il settore Funzione pubblica della Cgil, che chiede il ripristino dello smart working .

«La situazione – si legge in una nota del coordinatore Fp Cgil Vibo, Luciano Contartese – provoca comprensibile ansia per i dipendenti e le loro famiglie e disagi per i cittadini che, per quasi una settimana, non potranno accedere ai servizi dell’ente. Non sfugge a questa organizzazione sindacale la coincidenza tra la repentina diffusione del virus Covid-19 e la revoca del regime di smart working decisa dall’Amministrazione, la quale, con questa decisione, si è assunta una rilevante responsabilità in merito alla sicurezza dei lavoratori e delle loro famiglie».

Cgil Funzione pubblica, dunque, attribuisce al ritorno in ufficio la causa dei nuovi contagi e chiede che si torni in regime di lavoro domiciliare. «Considerata la presenza in diversi centri abitati del territorio provinciale di focolai più o meno diffusi – continua la nota – probabilmente sarebbe stata una scelta saggia quella di prolungare il regime di lavoro agile almeno fino a fine giugno, scelta operata dalla maggior parte delle Province italiane, considerando che tale modalità di lavoro ha senz’altro contenuto, in questi mesi di pandemia, la diffusione del virus e che, nel frattempo, la campagna vaccinale potrà apportare i positivi effetti sperati».

In attesa del responso dei tamponi molecolari cui saranno sottoposti i dipendenti, «nella speranza che la situazione non debba palesarsi più grave», Contartese «auspica che l’Amministrazione provinciale ritorni sui suoi passi e decida di ripristinare lo smart working che, sicuramente, consente condizioni di lavoro in sicurezza e senza sovraffollamento».

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