Soppressione delle Camere di commercio, Confindustria Vibo: «Provvedimento dannoso»

Gli imprenditori vibonesi si schierano contro la riforma attualmente al vaglio di legittimità da parte degli organi competenti. Il tavolo tecnico convocato in ministero «ancora non sufficiente»

Gli imprenditori vibonesi si schierano contro la riforma attualmente al vaglio di legittimità da parte degli organi competenti. Il tavolo tecnico convocato in ministero «ancora non sufficiente»

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«La soppressione delle Camere di commercio rappresenta un inutile quanto dannoso provvedimento. Ne siamo convinti come imprenditori di Confindustria e come singoli cittadini. La notizia della creazione del tavolo tecnico presso il ministero conferma le nostre preoccupazioni e rappresenta certamente un atto importante che ci incoraggia ma che non riteniamo ancora sufficiente. La riforma proposta, tuttora al vaglio di legittimità degli organi competenti, ha perso via via il vero spirito e significato ed alla iniziale volontà di ottimizzare dimensioni, servizi e costi di gestione degli Enti, non è seguita una concreta fase di applicazione di tali principi e quindi di realizzazione di questi obiettivi».

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E’ quanto affermano in una nota gli imprenditori vibonesi aderenti a Confindustria sottolineando come «le giuste riforme sono indispensabili ed hanno il compito di adeguare l’assetto delle norme vigenti alle mutate condizioni del contesto, alla naturale evoluzione del nostro amato Paese e di rispondere con maggiore efficacia alle esigenze dei destinatari, in questo caso, del sistema economico nel suo complesso. L’attuale previsione normativa però – spiegano -, lo ribadiamo dopo averlo espresso in tutte le sedi legittimate ad ascoltare le esigenze di una classe imprenditoriale che da nord a sud esprime contrarietà e perplessità alle proposte normative in itinere, è profondamente iniqua e non produrrà alcun effetto positivo. Si tratta di cogliere e comprendere fino in fondo gli effetti negativi che di gran lunga superano, i supposti e peraltro non verificati effetti positivi delle innovazioni proposte. Appare ovvio – proseguono gli imprenditori – che al netto degli effetti desiderati, dei buoni propositi sui quali nessuno può dichiararsi contrario, per ridurre i costi ed efficientare il sistema camerale, sarebbe necessario verificare davvero quale efficienza produca e quali costi possa contrarre accorpare alcune Camere di commercio». 

Quindi affermano «come imprenditori siamo convinti, nell’ipotesi che interessa il sistema delle Camere di commercio in Calabria che vedrebbe accorpate quelle di Catanzaro, Vibo e Crotone, che tale provvedimento infliggerebbe un ennesimo durissimo colpo alla fragile esistenza di territori che tentano con mille difficoltà di produrre sinergie e reti per contrastare il declino economico in cui versano. L’encomiabile lavoro di difesa e tutela che sta svolgendo il presidente della Camera di commercio di Vibo Sebastiano Caffo, uomo che sposa da sempre i valori e l’appartenenza al sistema Confindustria, in sinergia con i presidenti delle Camere di Catanzaro e Crotone, non può e non deve rimanere uno sforzo isolato. In tal senso, ci rincuora e ci entusiasma la manifestazione pubblica resa dal sindaco della città, Maria Limardo. Insieme a tutte le forze sociali ed economiche che hanno a cuore le sorti di questo territorio e più in generale della nostra Calabria, abbiamo il dovere di chiedere ai decisori politici che si facciano carico di una profonda revisione dell’attuale proposta normativa. Che venga fatta chiarezza sugli effetti dirompenti di un assetto che nell’applicazione concreta è lontana dalla vera tutela degli interessi delle imprese e del territorio. Abbiamo il dovere di sollevare collettivamente una civile ma determinata protesta per non vedere spogliato un territorio di uno dei pochissimi ultimi presidi di legalità, sviluppo e sostegno alle imprese. Non chiediamoci domani come tutto ciò sia stato possibile. Non aspettiamo la celebrazione della sconfitta e l’indignazione di parata, non lasciamo che si metta in scena il tragicomico balletto del rimpallo delle responsabilità. Agiamo!».

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