Economia nel Vibonese/2. Solo un giovane su quattro ha un lavoro

Secondo i dati diffusi dalla Camera di commercio il divario occupazionale dalle regioni del Nord è ancora di 20 punti, mentre il tasso di disoccupazione giovanile sfiora il 75 per cento. Di contro vola l’export (46 per cento) e cresce il fatturato delle 11 medie imprese del territorio.

Secondo i dati diffusi dalla Camera di commercio il divario occupazionale dalle regioni del Nord è ancora di 20 punti, mentre il tasso di disoccupazione giovanile sfiora il 75 per cento. Di contro vola l’export (46 per cento) e cresce il fatturato delle 11 medie imprese del territorio.

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Se il dato occupazionale nel Vibonese, secondo gli indicatori diffusi dal sistema camerale in occasione della Giornata dell’economia, segna un significativo decremento in termini assoluti, scorporando il dato vi sono piccoli ma significativi segnali positivi.

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Come quelli che provengono, dal settore industriale che, sia nella sua componente manifatturiera che in quella delle costruzioni, registra un incremento occupazionale per ogni ambito settoriale di circa 1.000 unità. A fronte, quindi, di una riduzione della base delle imprese, quelle attive hanno ricominciato ad avere saldi occupazionali positivi.

Rientrano, tra l’altro, le situazioni di intervento degli ammortizzatori sociali dal momento che le ore di Cassa Integrazioni Guadagni si riducono ad 1/3 passando, dal 2014 al 2015, da 901.337 a 266.300 ore, ore quest’ultime che hanno interessato soprattutto gli interventi di gestione ordinaria. La debolezza strutturale dell’economia vibonese si riflette, tuttavia, nel 2015 sulla riduzione ulteriore dei tassi di attività della popolazione che passa dal 36,9 al 33,8 del 2015.

Drammatico resta il divario con le regioni più sviluppate del Nord d’Italia, ancora di oltre 20 punti, a significare che le ridotte opportunità di lavoro offerte dal sistema economico provinciale continuano a respingere dal mercato del lavoro ampi strati della popolazione potenzialmente attiva con effetti di scoraggiamento che si ripercuotono su un miglioramento solo apparente del tasso di disoccupazione, passato dal 19,4 al 18,4 % ma sempre molto lontano dall’11,9% medio nazionale.

Per la popolazione giovanile (fascia di età 25-34), sia maschile che femminile, i tassi di occupazione sono oltre la metà di quelli medi nazionali (25,4% a Vibo valentia contro il 59,7 medio nazionale), con un divario ancora più ampio se si considera che nelle aree del Nord del paese tale tasso di occupazione arriva al 73%.

Nel Vibonese economia in ripresa, ma l’occupazione non ne beneficia

E’ interessante considerare come il settore manifatturiero abbia guidato l’incremento delle esportazioni che nel 2015 ha ripreso a crescere registrando un +46,2% con un valore di export di 48,58 milioni di euro contro i 33,44 dell’anno precedente. Confermano il forte orientamento all’export i settori del metalmeccanico (impianti e strutture metalliche) che arrivano a coprire il 73% delle esportazioni ed i prodotti agro-alimentari che raggiungono il 21,7%. Con export prevalente per prodotti ittici ed orticoli conservati, prodotti da forno, formaggi, olio. Migliora l’export verso i Paesi dell’Unione Europea e si confermano come mercati finali l’Africa, l’America del Sud e centrale, l’Australia e l’Estremo oriente.

Si conferma, infine, la tenuta dei settori tradizionali dell’economia e delle sue segmentazioni caratteristiche territoriali: l’economia del mare che, pur con una flessione della domanda turistica intervenuta nel 2014 (-3%), vede aumentare il suo peso passando dal al 6,04 del 2013 al 6,25% del 2014 superiore al dato medio regionale che è pari a 4,33%, e l’economia della filiera culturale che passa dal 5,5 al 5,8% (avvicinandosi al dato medio regionale pari al 5,9%).

E’ interessante, inoltre, per concludere questa breve rassegna della situazione economica provinciale alla luce degli ultimi dati 2015 resi disponibili dal sistema camerale, presentare l’economia provinciale anche dalla prospettiva tendenziale di medio periodo. A tal fine l’esame dei dati strutturali a periodicità annuale desunti dai bilanci delle imprese compresenti nel triennio 2012-2014 e che hanno registrato un valore della produzione maggiore di 100.000 euro nell’ultimo anno, consente di focalizzare l’attenzione sulla consistenza economico-finanziaria delle imprese della provincia e sulla loro evoluzione nel medio periodo.

Si tratta, nello specifico, della totalità delle 405 imprese societarie (si tratta di società per azioni, società a responsabilità limitata, cooperative e consorzi) che hanno operato con continuità dal 2012 al 2014 e che, in ragione sia della forma giuridica che del valore della produzione, rappresentano oggi la parte più strutturata del sistema produttivo locale.

Si tratta di 341 (84%) microimprese (meno di 2mil di valore della produzione) e di 53 (13%) piccole (da 2 a 10 milioni) e 11 (3%) medie imprese (da 10 a 50 milioni) che hanno un valore di produzione mediano (valore sotto e sopra al quale si trova il 50% delle imprese) di 513.475 euro ed un valore aggiunto mediano di 143.650 euro.

Da questi dati, diffusi tramite il format del “Cruscotto di indicatori statistici” prodotti da Infocamere, emerge che le imprese in oggetto hanno visto crescere tutti i risultati economico-finanziari superando già nel 2013 la perdita complessiva di esercizio media registratasi nel 2012, uno degli anni più difficili della crisi. Il valore aggiunto è cresciuto del +9,2% tra il 2012 ed il 2014 e hanno chiuso in utile l’82% delle imprese del raggruppamento, con un incremento dell’11,9% rispetto all’anno precedente, e con un miglioramento generalizzato degli indicatori di redditività aziendali.

Ad andare meglio sono state le medie imprese mentre le micro e piccole imprese hanno risentito ancora della crisi in atto pur mantenendo in particolare le piccole imprese, dopo l’incremento del 2013 rispetto al 2012, hanno subito una riduzione del patrimonio netto del 24,9%.

Nel complesso questi dati confermano ulteriormente l’avvio della ripresa dell’economia provinciale intervenuta nel 2015, anticipata, sia pure non in maniera uniforme, dalle imprese con base costitutiva più solida e continuativa.