Lavoro, ripiombano nell’incertezza i precari “Ex art. 7”

I sindacati proclamano lo stato di agitazione per gli oltre 70 ex lavoratori provinciali, comandati ad altri Enti, la cui contrattualizzazione rischia ora d’interrompersi a tre anni dall’accordo con la Regione

I sindacati proclamano lo stato di agitazione per gli oltre 70 ex lavoratori provinciali, comandati ad altri Enti, la cui contrattualizzazione rischia ora d’interrompersi a tre anni dall’accordo con la Regione

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Una protesta davanti alla Prefettura
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Nidil-Cgil, Felsa-Cisl e Uil-Temp hanno proclamano lo stato di agitazione dei lavoratori precari ex articolo 7 della provincia di Vibo Valentia.

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«La Regione – scrivono i sindacati – convochi le organizzazioni sindacali, cosi come richiesto ufficialmente, non si può correre il rischio di interrompere, dopo quasi 3 anni, un percorso di contrattualizzazione ottenuto dopo un lungo e mortificante periodo di precariato ed un’intensa e proficua fase di lotte sindacali, culminata con la firma dell’accordo con la Regione e con il coinvolgimento della Prefettura di Vibo, che si rese parte attiva nella firma delle convenzioni per l’allocazione dei lavoratori anche nei propri uffici insieme a Tribunale, Asp ed alcuni Comuni. I lavoratori – spiega la nota – furono contrattualizzati attraverso Calabria Lavoro, quando per effetto del commissariamento della Provincia di Vibo, la conseguente ed inaspettata interruzione del rapporto di utilizzo ne precluse l’inserimento nella contrattualizzazione ministeriale insieme ad Lsu e Lpu».

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E scrivono ancora i sindacati «Oggi è necessario evitare che la storia possa ripetersi, ed i lavoratori possano essere nuovamente penalizzati, pertanto nel richiedere alla Regione di dare seguito alla richiesta di convocazione unitariamente inoltrata all’ Assessorato al lavoro, le segreterie regionali di Nidil Cgil, Felsa Cisl e Uil Temp annunciano, in caso di ulteriori ritardi, l’autoconvocazione dei lavoratori ex art. 7 con possibili forme articolate di presidio. Le stesse forme di presidio – avvertono le sigle sindacali – coinvolgeranno anche i precari delle Legge 15 di Acri, San Giovanni in Fiore e della provincia di Reggio Calabria se non si concretizzeranno in tempi strettissimi l’applicazione del disciplinare di utilizzo e l’adeguamento dei sussidi, già concordati e firmati, che aspettano ancora inspiegabilmente che la Giunta regionali li approvi con delibera come del resto già avvenuto a suo tempo con il disciplinare Lsu e Lpu. Non si può rischiare di bloccare ulteriormente, per effetto di intoppi e cavilli burocratici, un riconoscimento che questi lavoratori aspettano da anni. In Calabria la situazione e la dimensione del precariato pubblico istituzionalizzato – si legge in conclusione – richiedono attenzione e volontà politica a costruire percorsi che diano prospettiva occupazionale e certezza del reddito, occorre che la Regione metta in campo iniziative politiche finalizzate all’avvio di un Piano Regionale per il lavoro che provi a dare respiro ad un’azione di governo che finora non si è dimostrata sufficientemente incisiva, e che rischia di ingenerare una nuova e più vasta ondata di tensioni sociali».