domenica,Luglio 25 2021

Pizzo, l’effetto lockdown manda al macero milioni di fiori – Video

Comparto florovivaistico in forte crisi e così anche aziende che da 70 anni sono sul mercato si trovano a fare i conti con le incertezze del futuro: «Non sappiamo come andrà a finire»

Pizzo, l’effetto lockdown manda al macero milioni di fiori – Video

«Il 100 per cento». Un settore al collasso, un’azienda in ginocchio, come decine, centinaia di altre. Il lockdown italiano, necessario al contenimento della pandemia da coronavirus, provoca perdite enormi. «Totali» quelle della famiglia Santacroce. Siamo lungo la Statale 18, a Pizzo. Francesco e Andrea, padre e figlio, raccontano il disastro che vive la loro impresa e, quindi, l’intero settore florovivaistico.

«Non mi viene neppure la voglia di alzarmi al mattino per venire a lavorare», Francesco è provato… Così è Andrea a descriverci ciò che doveva accadere in queste serre e cosa invece accade per effetto delle restrizioni legate alla pandemia da Covid 19. «Milioni di steli – dice – destinati al macero. Fiori e piante che da febbraio a oggi sono maturati, che andavano commercializzati prima, ma adesso non servono al mercato». Tutto, così, deve essere distrutto e buttato.

Andrea Santacroce

Anche l’azienda Santacroce si ritrova a navigare senza rotta in un mare in tempesta. Il disastro economico attuale e l’incertezza sullo scenario futuro, impedisce anche di programmare le future coltivazioni. «Già adesso dovremmo lavorare per il 2 novembre e per le stelle di Natale – aggiunge Francesco – ma in una situazione simile è impossibile programmare, né possiamo pensare di investire e sopportare perdite come quelle che stiamo subendo».

Quest’azienda opera sul mercato italiano e su quello estero. Le rose… i lilium… i girasoli. Migliaia di piante resteranno invendute e, quindi, oggi destinate al macero. Non si percepisce presente, qui. Né la fase due annunciata dal governo Conte, quella nella quale bisognerà imparare a convivere col virus riattivando l’economia, infonde speranza.

«Operiamo sul mercato da settant’anni – conclude Andrea – prima c’era mio padre, poi io, ora mio figlio. Mai, mai abbiamo vissuto una situazione del genere. Non so dirvi come ci si sente. Come se non esistesse il presente e neppure il futuro».

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