domenica,Giugno 20 2021

Bandi politiche sociali, il Comune replica: «Garantiremo i servizi»

L’ente capoluogo cerca di motivare alcune scelte sugli appalti per gli educatori, ma restano ancora diversi interrogativi da chiarire

Bandi politiche sociali, il Comune replica: «Garantiremo i servizi»

Il Comune di Vibo Valentia chiede… fiducia. Basterà a sorvolare sulle incongruenze di tre bandi che stanno sollevando diversi interrogativi? Lo si scoprirà presto, a partire da domani, quando la dirigente e l’assessore alle Politiche sociali verranno ascoltati in commissione per cercare di diradare i dubbi sorti non solo tra i giornalisti, ma anche in diversi consiglieri comunali. Oggetto del contendere sono i tre bandi (da 430mila euro totali) pubblicati da Palazzo Luigi Razza, ente capofila del distretto socio-assistenziale numero 1 (che comprende Vibo Valentia, Filadelfia, Francavilla Angitola, Filogaso, Francica, Ionadi, Maierato, Mileto, Monterosso Calabro, Pizzo, Polia, San Costantino Calabro, San Gregorio d’Ippona, Sant’Onofrio, Stefanaconi), per assumere personale al fine di dare attuazione ad alcune misure di contrasto alla povertà e al disagio sociale previste con il progetto Sia/Rei. Un progetto che ha destinato, nel 2016, 2 milioni e 138mila euro al distretto per finanziare forme di supporto a famiglie bisognose o con all’interno minori disabili o che soffrono di particolari patologie. Supporto garantito innanzitutto tramite figure specializzate – dagli educatori agli assistenti sociali, fino agli assistenti alla comunicazione e agli psicologi – che dovranno essere impiegate dai distretti e pagate con i fondi ministeriali.

Ebbene, oggi, dopo che il Vibonese ha sollevato alcuni interrogativi, arriva una nota stampa dell’ufficio Politiche sociali. Nella prima parte vengono illustrati i tre bandi, che guarda caso ci si è ricordati di pubblicizzare soltanto ora, ad otto giorni dalla pubblicazione sull’albo pretorio, ma vabbè… Alla fine, ecco le puntualizzazioni ad alcuni quesiti sollevati. «La dirigente Adriana Teti – si legge nella nota – precisa che la disponibilità di due educatori all’Ufficio di Piano non andrà a penalizzare il servizio da rendere all’utenza. La finalità è quella di poter disporre immediatamente e senza alcuna riorganizzazione del calendario Adi (Assistenza domiciliare integrata, ndr), del personale che, all’occorrenza, possa intervenire con tempestività in situazioni particolari sempre più frequentemente segnalate anche dall’autorità giudiziaria. Infatti, per come si è verificato durante il trascorso anno di attività, i due educatori professionali assegnati all’Ufficio di Piano hanno affiancato le assistenti sociali nelle visite domiciliari, nei colloqui con le famiglie, nei rapporti con le istituzioni scolastiche, nella predisposizione di progetti individualizzati ed in tutti gli altri casi che richiedevano la loro figura specifica».

In pratica un appello alla fiducia, del tipo: state tranquilli che quando serviranno, verranno utilizzati in ciò per cui sono stati assunti. Restano altre domande sul tavolo: perché non è stato allora incrementato il bando per gli amministrativi? Perché l’appalto sugli assistenti alla comunicazione non specifica il numero di figure da assumere? Perché questo ampio potere discrezionale in capo al coordinatore che sceglierà chi sta dentro e chi va “sul campo”? Perché quei paletti così stringenti sull’esperienza maturata? Domani, forse, si avrà qualche risposta in più.

top