Alta velocità, 50 tra enti e associazioni chiedono una fermata a Scalea

Lettera corale a Trenitalia e Ntv per sponsorizzare la Riviera dei Cedri. Le “pretese” vibonesi bollate come «campanilistiche»
Lettera corale a Trenitalia e Ntv per sponsorizzare la Riviera dei Cedri. Le “pretese” vibonesi bollate come «campanilistiche»
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di Giuseppe Addesi

Non sembra conoscere tregua la guerra delle fermate dei treni bordeaux e sui tavoli di Trenitalia e Ntv piovono, come “Frecce”, lettere contenenti nuove richieste. L’ultima in ordine di tempo proviene da circa 50 realtà tra enti, Pro loco e associazioni della Riviera dei Cedri, area dell’alto Tirreno cosentino, che hanno sottoscritto e inviato a Trenitalia e Ntv una lettera in cui si afferma che l’unica richiesta sensata è quella relativa alla fermata nella stazione di Scalea poiché fondata su numeri e dati di fatto, in quanto, in estate, secondo quanto viene evidenziato nella nota, «questo territorio diventa la più grande “città della Calabria” con 500.000 presenze nel solo mese di agosto».

Anche se da qualche parte si obietta che il 90 per cento dei flussi turistici diretti verso l’alto Tirreno cosentino proviene dall’area partenopea da dove, con qualsiasi mezzo, è possibile raggiungere, in poche ore, la Riviera dei Cedri. [Continua]

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Vengono, invece, bollate come «richieste campanilistiche» quelle avanzate per la stazione di Vibo-Pizzo o di Vibo Marina, situate a pochi chilometri da Lamezia Terme da dove, tra l’altro, partono i treni per la Costa degli Dei, o come quella in favore della stazione di Gioia Tauro, posta a pochi chilometri da Rosarno. E ce n’è anche per le fermate campane che, prosegue la nota, «non solo allungano i tempi di percorrenza, ma limitano la disponibilità di posti, che rimangono vuoti nella restante parte della tratta».

Mentre dal Vibonese, a parte singole prese di posizione provenienti da esponenti politici, non si sono ancora registrate richieste “corali”, coinvolgenti i vari settori dell’economia e della società civile, che sembrano snobbare con distacco la diatriba ritenendola, a torto o a ragione, ininfluente sull’andamento dell’economia o sul recupero dell’immagine complessiva dei territori interessati.