Ristoratori in crisi: «Si facciano ripartire le cerimonie religiose» – Video

La testimonianza dello chef Romano: «Decine di banchetti rinviati a data da destinarsi, il 70% di clientela in meno». Timori sul futuro: «E se il virus torna prepotente?»
La testimonianza dello chef Romano: «Decine di banchetti rinviati a data da destinarsi, il 70% di clientela in meno». Timori sul futuro: «E se il virus torna prepotente?»
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Chef Giuseppe Romano ha riaperto il suo Me Restaurant a Pizzo da una settimana, non prima di avere sanificato i locali e predisposto i tavoli in base alle nuove disposizioni. Ora però bisogna rimettere in moto tutto. Ci sta provando con la voglia e la tenacia che gli appartengono: «È per noi una nuova avventura, una nuova ripartenza. Viviamo alla giornata. Non sappiamo cosa succederà nell’immediato futuro – ammette – la gente ha ancora tanta paura di uscire e i soldi sono sempre di meno».

Ci mostra la sua agenda. Decine e decine di prenotazioni per cresime, comunioni, battesimi, senza considerare i matrimoni, tutte annullate. Tutte rinviate a data da destinarsi: «Perché non hanno fatto ripartire anche le cerimonie religiose – si domanda il ristoratore – così come sono ripartiti i campionati di calcio e gli eventi di spettacolo…».

Dalle cresime, comunioni e battesimi, i ristoratori traevano un’ importante fonte di reddito. Un motivo per dare impiego a tanti addetti che adesso sono senza lavoro. «Oltre la metà dei dipendenti li abbiamo dovuti lasciare a casa. Il nostro è un paese che vive di turismo, settore messo a dura prova dal Covid 19. La speranza è che i vacanzieri tornino a ripopolare le nostre città, i nostri mari e tornino nei nostri ristoranti». Chef Romano non nasconde la sua preoccupazione: «La situazione – dice – è drammatica. Basti pensare che ad oggi si registra un 70% di clientela in meno e un ammanco da 100mila euro. Il personale è in cassa integrazione e gli stagionali sono fermi».

Servono dunque risposte, dal Governo e dalla Regione. «Devono capire che noi abbiamo una difficoltà enorme. Ogni giorno riceviamo telefonate dei nostri dipendenti che vorrebbero tornare a lavorare. Ma gli dobbiamo dire di no. Almeno per il momento». Un presente difficile e un futuro incerto: «Il domani mi preoccupa – conclude -. È vero che il virus si è indebolito, ma che facciamo se domani ritorna?».

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