domenica,Settembre 26 2021

Comune Vibo, «promesse disattese»: dipendenti pronti allo stato di agitazione

Le sigle sindacali e le Rsu contestano all’ente la richiesta di restituzione del debito orario e la mancata liquidazione del salario accessorio 2018

Comune Vibo, «promesse disattese»: dipendenti pronti allo stato di agitazione

Dallo stato di «tensione» a quello di «agitazione» il passo è breve. Ne sono convinti i dipendenti comunali di Vibo Valentia, che tramite le Rsu e le sigle sindacali di Cgil, Cisl, Uil, Cisal e Diccap annunciano un’assemblea del personale. Lo fanno a seguito di un provvedimento dell’ente con cui a tutti è stata chiesta la restituzione del “debito orario”, ovvero il recupero delle ore di lavoro non svolte per via di permessi brevi o richieste varie. Ma nel mirino ci sono anche i contratti decentrati 2018/2020 «che si sono arenati». Con quello del 2018, ad esempio, che doveva permettere la liquidazione del salario accessorio. Ma soldi sul conto, i lavoratori, non ne hanno visti.

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Per comprendere il senso della protesta, però, bisogna ripercorrere l’ultimo anno di lavoro, dall’insediamento dell’amministrazione Limardo ad oggi. Quel 3 giugno 2019 l’appena eletto sindaco si era rivolto proprio ai dipendenti, chiedendo loro il massimo sforzo e collaborazione per trasformare la “maglia nera” di Vibo in una “maglia rosa”.

«Oggi, dopo un anno appena trascorso – si legge nella nota stampa dei rappresentanti sindacali – il personale che si è ridotto nel frattempo di una quarantina di unità, e che entro 8-12 mesi si ridurrà di ulteriori 35-40 unità, continua ad essere demotivato e sovraccaricato al punto da non riuscire, nonostante l’impegno profuso, a far funzionare almeno sufficientemente la macchina comunale. Perché, nella realtà, i problemi atavici si sono ulteriormente incancreniti». Questo per via delle indagini giudiziarie, come quella della Guardia di finanza e soprattutto “Rinascita-Scott” «che ha interessato anche figure apicali in servizio nell’Ente», ed anche per via dell’emergenza sanitaria che «ha dato il colpo di grazia».

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È in questa cornice che cresce il malessere del personale, con «le aspettative che sono rimaste al palo». «Ed oggi, piuttosto che motivare le poche risorse umane in servizio – prosegue la nota – arriva la scure del “debito orario”, una richiesta che sebbene legittima, viene contestata dal personale per le modalità con le quali è stata effettuata, per cui adesso tutti i dipendenti dovranno restituire cifre cospicue, alcuni addirittura 400 ore di ritardi o permessi brevi che a parere dell’ufficio personale non sarebbero state recuperate dagli interessati. Per la qual cosa c’è preoccupazione e la serenità si è “fatta benedire”». E poi, come detto, i contratti decentrati.

«Resta il fatto che anche il personale che viene utilizzato con mansioni superiori è privato del diritto di avere riconosciute le giuste spettanze, mentre i pochi dipendenti che resteranno in servizio sono già preoccupati di quello che avverrà dopo l’estate del 2021 quando al Comune di Vibo staranno in servizio meno di un centinaio di dipendenti e allora sarà difficile – se non impossibile – garantire servizi alla città. I risultati raggiunti in questo anno dalla nuova giunta, infatti, si sono resi possibili grazie a quell’impegno che la sindaca Limardo aveva chiesto ai “suoi” dipendenti, ma adesso la situazione è a un punto di non ritorno perché proprio a fronte dell’impegno profuso i dipendenti di Palazzo Luigi Razza continuano ad essere trattati con poca riconoscenza per quello che hanno fatto». Ecco quindi il motivo «dell’assemblea di tutto il personale per il prossimo 23 giugno alle ore 9 al termine della quale potrebbe anche essere proclamato lo stato di agitazione».

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