Lavoratori disabili dimenticati anche nel Vibonese, la denuncia dell’Unione ciechi

Il presidente della sezione provinciale Rocco Deluca dopo la mancata continuità al Decreto Rilancio da parte del Governo che costringe i diversamente abili a recarsi al lavoro in tempi di emergenza Covid
Il presidente della sezione provinciale Rocco Deluca dopo la mancata continuità al Decreto Rilancio da parte del Governo che costringe i diversamente abili a recarsi al lavoro in tempi di emergenza Covid
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I disabili sono stati dimenticati, mentre sono proprio le persone che meritano maggiori attenzioni. Si tratta dei cosiddetti “lavoratori fragili”, ovvero quanti, per le loro condizioni di salute, risultano essere esposti a maggior rischio di contagio: immunodepressi, trapiantati, pazienti sottoposti a terapie oncologiche”.  Queste le parole con cui il presidente della sezione provinciale dell’Unione italiana ciechi e ipovedenti, Rocco Deluca, denuncia lo stato di disagio in cui versano le persone diversamente abili, in epoca di Covid-19. Un appello al Governo nazionale e locale e ai parlamentari del Vibonese a non rimanere sordi e ad attivarsi affinchè  “uomini e donne che occupano posti di lavoro, non sempre con limitazioni di servizio”, in questo periodo di evidente difficoltà ed emergenza socio-sanitaria vengano “debitamente protetti”, in modo da evitare “contatti che potrebbero avere conseguenze gravi. Solo nella provincia di Vibo  Valentia – sottolinea il presidente di sezione dell’Uici – sono decine i lavoratori di amministrazioni pubbliche e private, migliaia in tutta Italia.

Numeri importanti, persone che sino alla fine di luglio erano state protette dalle esplicite disposizioni contenute nel Decreto “Cura Italia” e nel Decreto Rilancio e che invece nel nuovo decreto attivo dal primo agosto sono scomparse e ignorate. La questione è molto delicata – aggiunge – perché stiamo parlando di persone alle quali, spesso, è lo stesso medico curante o il medico del lavoro ad imporre loro di stare a casa per motivi di sicurezza e che, in mancanza della proroga del regime emergenziale, venuto a cadere il 31 luglio, oggi possono farlo solo ricorrendo alle ferie o mettendosi in malattia, in regime ordinario. Precedentemente, invece, il periodo di astensione, quando non era possibile il lavoro agile, veniva conteggiato come ricovero. Una differenza sostanziale, perché la malattia ordinaria ha un “periodo di comporto”, ovvero un arco temporale nel quale il lavoratore pur assente ha il diritto alla conservazione del proprio posto di lavoro e a mantenere il proprio stipendio”. Deluca, a seguire, mette in evidenza che “all’aumentare del lasso di tempo scattano decurtazioni salariali e può anche arrivare il licenziamento”.

E si sta parlando fra l’altro, “di persone che per i propri problemi di salute hanno già spesso dovuto utilizzare molti giorni di malattia”. Il paradosso,  quindi, “è che proprio i lavoratori fragili in questo momento sono costretti a recarsi a lavoro con tutti i rischi del caso”.  Da qui l’appello affinchè venga data continuità al Decreto rilancio, “anche per quanto riguarda le norme che prevedevano che l’assenza dal lavoro delle persone fragili venisse classificata come ricovero ospedaliero. Anche nei confronti dei medici di base – rimarca – non sono arrivate indicazioni univoche nel merito dei provvedimenti da adottare rispetto ai propri pazienti. Fino al 31 luglio potevano inserire il codice V07 nel certificato, che garantiva la classificazione in regime di ricovero e non di malattia. Oggi no. Tale situazione mette a rischio un importante numero di lavoratori, anche in provincia di Vibo. È un dovere delle istituzioni – conclude – creare le condizioni affinché possano essere messi nelle condizioni di prevenzione e protezione, senza però subire penalizzazioni in termini di comporto delle giornate di malattia o decurtazioni economiche”.