Prima notte in negozio per Angela, per lei fiori e messaggi – Video

Tante le manifestazioni di solidarietà alla commerciante vibonese che ha intrapreso lo sciopero della fame per protestare contro l’ultimo Dpcm
Tante le manifestazioni di solidarietà alla commerciante vibonese che ha intrapreso lo sciopero della fame per protestare contro l’ultimo Dpcm
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Angela Bonaventura davanti al suo negozio di via Popilia

Ha trascorso la prima notte in negozio. Nel suo negozio. Decisa a proseguire lo  sciopero della fame iniziato ieri mattina. È la battaglia di Angela Bonaventura, la commerciante di Vibo Valentia, che  ha deciso di barricarsi all’interno della sua attività commerciale per protesta contro un Dpcm che sta condannando a morte il commercio in una delle province più povere d’Italia. E davanti al suo negozio di abbigliamento, in via Popilia, prosegue il via vai di persone, per testimoniare vicinanza a una donna da vent’anni nel commercio,  che con la seconda serrata rischia di vedere svanire i suoi progetti di vita.

Parole di conforto e omaggi floreali.  Come il mazzo di girasoli ricevuti stamattina da due commercianti. Nel biglietto un lungo messaggio: “per la tenacia e il coraggio che in questi giorni stai dimostrando nell’essere la voce di un’intera Calabria … sono certa che Vibo si farà sentire insieme a te… lotta Angela perché non sei sola… siamo con te.. Calabria Terra amara, Terra amata da noi  calabresi. Un girasole, un segno di speranza per quello in cui credi, per la forza viva nei tuoi occhi… non parlo da vibonese, ma da calabrese  e a nome di tutti i calabresi voglio  dirti grazie”.  

Provata dalle ore di digiuno, ha ancora la forza per gridare il suo dolore per una decisione che reputa ingiusta: «Ci hanno costretto a chiudere solo per l’inefficienza delle strutture sanitarie a fronteggiare l’emergenza Covid. Noi cittadini ci siamo comportati sempre bene, abbiamo rispettato tutte le regole. Ma non è servito a nulla». All’interno del negozio gli scatoli ancora sigillati. C’è la nuova collezione che non potrà vendere, ma dovrà pagare ai fornitori. «Con quali soldi – si domanda amareggiata – con gli annunciati ristori? E l’affitto? Le bollette? La spesa?  Chi penserà a me? E chi penserà a tutti quei commercianti come me che difficilmente riusciranno ad alzare le saracinesche, dopo questa nuova, inspiegabile e inaccettabile  chiusura».