Sequestro sul cantiere del nuovo ospedale, i sindacati chiedono un incontro a Longo

Enzo Scalese, per la Cgil, e Pasquale Barbalaco per la Uil si appellano al commissario per la Sanità calabrese affinché la costruzione dell’opera non subisca battute d’arresto
Enzo Scalese, per la Cgil, e Pasquale Barbalaco per la Uil si appellano al commissario per la Sanità calabrese affinché la costruzione dell’opera non subisca battute d’arresto
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«Quella per la costruzione del nuovo ospedale di Vibo Valentia per il nostro sindacato è una delle più sofferte battaglie condotte negli anni per la tutela dei bisogni e della qualità di salute dei cittadini vibonesi. Con la notizia del sequestro, da parte della Guardia di Finanza, dei lavori di sistemazione idrogeologica del fosso Calzone e della raccolta delle acque bianche complementari ai fini della realizzazione del nuovo ospedale di Vibo Valentia, e la contestuale notifica sette avvisi di garanzia, si scrive un’altra brutta pagina di una delle storie più districate e complesse tra quelle che raccontando di investimenti pubblici nella provincia vibonese. Non possiamo che essere preoccupati e allarmati per l’ennesimo stop alla realizzazione di una struttura necessaria per questo territorio, sia da punto di vista sanitario che da quello del mantenimento del livello occupazionale». È quanto afferma Enzo Scalese, segretario generale della Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo in merito al sequestro dei cantieri del nuovo ospedale di Vibo Valentia.

«Si tratta di un’opera pensata male e realizzata peggio dalla politica che come spesso succede struttura percorsi contorti guardano agli interessi di autoconservazione e vantaggio personale piuttosto che mirando all’efficienza della gestione dei soldi pubblici – afferma ancora Scalese -. A fare le spese sono i cittadini calabresi che sacrificano all’altare dell’incompetenza della classe dirigente il proprio diritto alla salute. Nel corso della pandemia che non abbassa la propria carica virale, stiamo imparando drammaticamente sulle nostre spalle cosa significa non poter contare su un sistema sanitario organizzato ed efficace realizzato sulla base di strutture moderne e qualificate, e in questi termini Vibo Valentia ha già pagato un caro prezzo queste carenze ataviche in termini di vite umane. Abbiamo assistito per anni al crescente disagio lavorativo di tutto il personale sanitario, in grave carenza di organico e alle violazioni dei loro diritti e istituti contrattuali, oltre che registrato continuamente i servizi carenti e insufficienti a danno dei cittadini per la diminuzione dell’offerta dei servizi ospedalieri e territoriali, e per i presidi fatiscenti che non offrono adeguata sicurezza. È necessario quindi – conclude Scalese – che si discuta seriamente di come affrontare le conseguenze dell’ennesimo stop che porta al nuovo ospedale, quello che comporta dal punto di vista sanitario e occupazionale è un problema di cui politica e istituzioni devono farsi carico immediatamente. Nei prossimi giorni inviteremo il commissario ad acta per il Piano di rientro in sanità, prefetto Guido Longo, a convocare le forze sindacali in maniera unitaria per discutere dell’annosa vicenda nelle varie declinazioni».

Pasquale Barbalaco
Pasquale Barbalaco

Sulla questione interviene anche la Uil, attraverso il coordinatore territoriale Catanzaro-Vibo Pasquale Barbalaco. «Quando si parla dell’ospedale di Vibo Valentia, sembra di parlare di un grande gioco dell’oca, in cui troppo spesso succede di dover ripartire da zero. Stando a quello che evidenziano le indagini, se dovesse essere tutto confermato, ancora una volta a causa dell’incapacità della politica e all’incompetenza amministrativa, oltre che allo spregio della legalità, un’opera importante come quella dell’ospedale di Vibo Valentia rischia di diventare un’ennesima incompiuta. Quando si tratta di salute, non è possibile far finta di nulla. È una dura lezione che gli italiani stanno imparando sulla propria pelle proprio per la fragilità del sistema sanitario che è andato in crisi nel periodo dell’emergenza. Ed è una lezione che ai calabresi, in particolare, è costata molto, visto da qualche mese il caso Calabria è sulle prime pagine di tutti i giornali per le note e tristi vicende. Sicuramente la magistratura deve seguire il suo percorso, dovrà approfondire le responsabilità e dare seguito a condanne severe che siano da esempio per il futuro. Ma occorre fare qualcosa subito, rimettersi in carreggiata, e per questo come Uil rivolgeremo un appello al prefetto Francesco Zito ed al Commissario alla sanità Guido Longo, che da ex prefetto di Vibo ha seguito in modo egregio il tavolo permanente su questa importante opera, affinché il territorio vibonese sia tra le assolute priorità. D’altra parte, anche recentemente, in una sua intervista il commissario ricordava come l’ospedale di Vibo fosse un suo pallino. Auspichiamo, quindi, che si possa organizzare un incontro per fare il punto della situazione e per capire come meglio superare gli scogli e quindi procedere con la costruzione dell’ospedale e la sua fruibilità in tempi brevi. Abbiamo assistito come anche nelle grandi regioni del Nord, che sino a pochi mesi prima vantavano l’eccellenza della sanità nazionale, il Covid abbia messo in difficolta le grandi strutture ospedaliere e la rete territoriale di assistenza sanitaria, mentre il Sud sia riuscito a cavarsela con pochi contagi. Oggi purtroppo si deve constatare che l’emergenza si è allargata e non ci ha risparmiato, facendoci diventare l’anello debole della catena, mentre il timore o la rinuncia a curarsi stanno divenendo pensiero sempre più comuni. Occorre un gesto di reazione e di orgoglio che deve partire dalle Istituzioni, coinvolgendo l’intera comunità, particolarmente provata in questo periodo della nostra vita, con l’emergenza Covid che forse ci ha ricordato come la salute sia il primo valore da tutelare e che la rassegnazione non è cosa che possiamo permetterci, soprattutto per i nostri figli».