Lsu-Lpu, ad Arena marcia indietro sui contratti. E i lavoratori occupano il Comune

A convincere il sindaco Schinella il rischio di un potenziale danno erariale. Analoga posizione assunta dai colleghi di altri otto enti locali. Mentre in altri sette hanno dato il via libera al rinnovo

A convincere il sindaco Schinella il rischio di un potenziale danno erariale. Analoga posizione assunta dai colleghi di altri otto enti locali. Mentre in altri sette hanno dato il via libera al rinnovo

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I lavoratori in protesta ad Arena
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Si ritrova con il proprio Comune occupato dai lavoratori ex Lsu e Lpu rimasti senza contratto dal 31 dicembre. Eppure il sindaco di Arena, Antonino Schinella, è stato tra i primi a deliberare per il rinnovo dei rapporti di lavoro a tempo determinato, certo che la proroga si poteva e doveva fare. Poi i dubbi, sempre più incalzanti, che hanno logorato le sue certezze e lo hanno spinto ad approvare una nuova delibera che ha annullato gli effetti di quella precedente.

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«Mi sono reso conto – ammette – che il potenziale danno erariale è concreto, perché oltre il limite dei 36 mesi di lavoro a tempo determinato nella Pa si violano le disposizioni della legge Maida. Inoltre, non abbiamo garanzie sulla copertura economica necessaria per la stabilizzazione futura. Come se non bastasse, il fabbisogno della nostra pianta organica non consente al momento processi di stabilizzazione».

Il fatto che recentemente il presidente Oliverio abbia cercato di rassicurare i Comuni più dubbiosi, annunciando una proposta di legge che incentivi la mobilità territoriale per riequilibrare il fabbisogno delle piante organiche nei diversi enti, non fa che confermare, secondo Schinella, il rischio insito nella stipula dei contratti che al momento non godono di un’adeguata copertura normativa.

Una posizione diametralmente opposta a quella dei lavoratori, che questo pomeriggio hanno occupato la sala consiliare di Arena insieme ai colleghi di Pizzoni, Dasà e Acquaro, sostenuti dai sindacalisti Bruno Talarico (Fp-Cgil) e Luigi Tallarico (Cisl-Fp).

«Esprimiamo grande preoccupazione per questa situazione di stallo – hanno scritto i rappresentanti sindacali -. La mancata proroga dei contratti mina qualunque possibilità di stabilizzazione futura e mette di fatto fuori tutti i lavoratori, in uno stato di totale disoccupazione».

A quanto risulta, nel Vibonese sono complessivamente 9 i Comuni che non hanno deliberato la proroga dei nuovi contratti e che, con tutta probabilità, resteranno fermi su questa posizione: Arena, Dasà, Acquaro, Pizzoni, Soriano, San Calogero, Tropea, Maierato, Cessaniti e Monterosso.

Hanno dato il via libera, invece, i Comuni di Dinami, Gerocarne, Sorianello, Fabrizia, Vallelonga, Capistrano e Rombiolo, anche se quest’ultimo, nonostante la delibera di giunta favorevole, ancora non ha fatto sottoscrivere i contratti.

Tra gli enti vibonesi nei quali sono presenti lavoratori Lsu e Lpu, restano quelli in dissesto, cioè i Comuni di Vibo Valentia, Pizzo e l’Amministrazione provinciale, che a causa della difficile situazione finanziaria in ogni caso non avrebbero potuto stipulare nuovi contratti, ma potranno utilizzare i lavoratori precari come avveniva prima del 2015, quindi “retribuendoli” con il sussidio regionale.

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