Lsu-Lpu, alcuni sindaci del Vibonese ancora non si fidano: «Per il via ai contratti servono risposte scritte»

Il presidente Mario Oliverio e il dirigente di settore Fortunato Varone hanno incontrato i funzionari governativi ma nonostante l'ottimismo della Regione un pugno di Comuni resiste e rifiuta di prorogare i rapporti di lavoro

Il presidente Mario Oliverio e il dirigente di settore Fortunato Varone hanno incontrato i funzionari governativi ma nonostante l'ottimismo della Regione un pugno di Comuni resiste e rifiuta di prorogare i rapporti di lavoro

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 «Manca ancora una “carta scritta”, dove siano messe nero su bianco le risposte ai quesiti del Consiglio delle autonomie locali». Antonino Schinella, sindaco di Arena, non cede alle nuove rassicurazioni della Regione, fatte filtrare dopo il summit romano tra Oliverio ed i funzionari del Dipartimento della funziona pubblica, nel tentativo di dirimere i dubbi di un pugno di Comuni che ancora si oppone al rinnovo dei contratti dei lavoratori ex Lsu e Lpu. Tra queste amministrazioni, oltre ad Arena, ci sono nel vibonese anche Dasà, Pizzoni e Acquaro.

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Insomma, i nodi interpretativi che impediscono ad alcuni primi cittadini di rinnovare i contratti a tempo determinato ai lavoratori ex Lsu e Lpu (5mila in tutta la Calabria) sono stati appena allentati, ma non sciolti del tutto. Anche in questo caso, però, si tratta di punti di vista: per la Regione la questione è pressoché risolta, mentre per i sindaci, che ancora si rifiutano di sottoscrivere i rapporti di lavoro, serve che il governo o chi per esso esprima un parere inequivocabile, sollevandoli da ogni responsabilità futura.

La nota dolente, come più volte evidenziato, è proprio questa, visto che la normativa in vigore prevede esplicitamente la possibilità, da parte dei precari con più di 3 anni di contratti a termine alle spalle, di chiedere i danni alle Amministrazioni pubbliche che li hanno assunti. Da qui il rifiuto di rinnovare i rapporti di lavoro, sebbene la Regione da settimane cerchi di rassicurare gli Enti più riottosi, richiamando gli obiettivi di stabilizzazione dei precari.

Proprio al fine di chiudere la questione, ieri, a Roma, c’erano il presidente Mario Oliverio, il direttore generale del Dipartimento regionale Lavoro, Fortunato Varone, accompagnato dal funzionario Pasquale Capicotto. È stato proprio quest’ultimo a sottolineare, a margine della riunione, l’esito positivo dell’incontro, che verrà illustrato nei dettagli da una comunicazione ufficiale del governatore. Molto meno soddisfatti, invece, i sindaci rimasti a casa in attesa di riscontri dalla Capitale.

Ecco perché adesso l’attenzione dei primi cittadini sposta verso la prefettura di Catanzaro, che avrebbe inviato nella giornata di oggi i quesiti del Consiglio delle autonomie locali al ministero. Una richiesta formale che, allo stesso modo, dovrebbe ottenere una risposta ufficiale e finalmente “protocollabile”.

Intanto la Regione non demorde. Nel tentativo di convincere i Comuni ribelli ha convocato per domani, alla Cittadella, un incontro che servirà per illustrare agli amministratori locali gli esiti della riunione romana. Un nuovo confronto, quindi, che però difficilmente potrà porre fine alla fase di stallo, almeno sino a quando non arriverà da Palazzo Chigi e dintorni la tanto sospirata “carta scritta”.