Valide le elezioni comunali di Mileto, respinto il ricorso

Il Consiglio di Stato non ritiene fondati i motivi proposti da Vincenzo Nicolaci, sostenitore del candidato a sindaco sconfitto Gianfranco Mesiano
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Il Comune di Mileto
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Capitolo chiuso. Il sindaco di Mileto Salvatore Fortunato Giordano e la sua maggioranza rimangono saldamente al loro posto. Pochi minuti fa, infatti, la terza sezione del Consiglio di Stato ha respinto il ricorso con cui Vincenzo Nicolaci, sostenitore della lista “Ripartiamo insieme” guidata dal candidato a sindaco Gianfranco Mesiano, aveva nel novembre scorso chiesto l’annullamento della sentenza con cui il Tar di Catanzaro, pur non entrando nel merito della vicenda, aveva dichiarato inammissibile la richiesta di annullamento delle elezioni comunali di Mileto dello scorso 26 maggio perché tardivamente proposta. Oltre all’ex assessore comunale, a chiedere precedentemente che le amministrative venissero invalidate era stato lo stesso capolista, il quale per un errore di trascrizione sulle schede elettorali era divenuto “Gianfranco Vincenzo Mesiano”.

Il candidato a sindaco di “Ripartiamo insieme” si è poi defilato, decidendo di occupare lo scranno di consigliere a Palazzo dei normanni e di non ricorrere in appello. In secondo grado, dunque, il presidente Roberto Garofali, il relatore Giulio Veltri e gli altri consiglieri Paola Puliatti, Giovanni Pescatore e Ezio Pedullo, non hanno ritenute valide le argomentazioni presentate al Consiglio di Stato dal legale di Nicolaci, l’avvocato Natale Carbone, con cui si chiedeva l’annullamento della sentenza del Tar, in quanto il termine di decadenza dell’impugnativa inizia a decorrere solo “dalla proclamazione degli eletti” e “non dalla data di inizio affissione bensì dalla data di fine affissione”. [Continua dopo la pubblicità]

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mesiano gianfranco
Gianfranco Mesiano

I giudici della terza sezione del Consiglio di Stato, al contrario, hanno invece ritenuto “che l’appello sia infondato nel merito. In disparte – affermano nella sentenza – la questione della tempestività del ricorso introduttivo, difettano, nel caso di specie, i presupposti sostanziali “suscettibili di determinare incertezze in un elemento essenziale della libera espressione del voto, falsandone il relativo processo formativo” (secondo quanto chiarito da Consiglio di Stato n. 3244/2003). Innanzitutto, il manifesto – rispetto al quale, giova evidenziarlo, non risulta che il candidato sindaco abbia mostrato preoccupazioni tradottesi in pronte e formali segnalazioni o richieste di rettifica – contiene il nome e il prenome del candidato, senza errori, ai quali è soltanto aggiunto l’ulteriore prenome “Vincenzo”. Non risultano altri candidati con nome e prenome simile, tali da indurre in confusione l’elettorato”. Nella sentenza si evidenzia poi che nelle schede è stato indicato – all’interno del simbolo – “quale Sindaco candidato nella sua lista di appartenenza “Ripartiamo Insieme”, solamente il cognome “Mesiano” correttamente riportato, e a tergo Mesiano Gianfranco Vincenzo. Non può seriamente ipotizzarsi, secondo l’id quod plerumque accidit – proseguono i giudici – che la semplice aggiunta di un ulteriore nome di battesimo (vero o falso che sia), in un comune così piccolo, possa avere indotto gli elettori intenzionati a votare la Lista “Ripartiamo Insieme” a non votare, o a votare scheda bianca. Né i dati indicati dall’appellante (schede bianche 41 e nulle 71) possono essere indicativi dell’asserito disorientamento creato dalla non conforme indicazione del nominativo del candidato a sindaco. Dinanzi alla molteplicità e imponderabilità delle cause che possono avere indotto parte degli elettori a lasciare in bianco la scheda – concludono – non è consentito né verosimile sostenere che vi possa essere un collegamento significativo e univoco tra il denunciato errore e il comportamento degli elettori. L’appello dev’essere pertanto respinto. Ciò comporta l’improcedibilità, per difetto di interesse, dell’appello incidentale proposto dal Comune”. Scritta, dunque, la parola fine sulla vicenda e dipanati i dubbi sulla validità delle elezioni del 26 maggio, l’amministrazione cittadina può adesso guardare con più tranquillità al futuro, proseguendo il percorso avviato nove mesi fa.